BENVENUTI NEL SITO INTERNET DELLA FONDAZIONE FRANCESCO II DI BORBONE

[top]

 

 

DOMENICA 18 FEBBRAIO 2018

 

LA BANDIERA NAZIONALE DONATA DALLA FONDAZIONE FRANCESCO II DI BORBONE

 

E' STATA SOLENNEMENTE INNALZATA SUL PENNONE DELLA PIAZZAFORTE DI GAETA,

 

LUOGO SIMBOLO DELLA RESISTENZA NAPOLITANA ALL'INVASORE

 

E LUOGO DELLA SACRA MEMORIA DI RE FRANCESCO

 

CHE LI' VISSE GIORNI DI EROISMO E DI LOTTA 

 

PER LA LIBERTA' E L'INDIPENDENZA  DEI SUOI POPOLI.

------------------------------------------------------------------------------------------

 

La Bandiera Nazionale è stata donata alla Fondazione dalla Tavola Meridionale di Roma.

Portata in Sicilia nella città di Milazzo ha partecipato a una importante manifestazione storica;

da lì è stata scortata e portata nella città di Bari da Michele Ladisa, Segretario del Movimento Duosiciliano.

A Bari è stata solennemente benedetta da don Luciano Rotolo nel corso della S. Messa delle Bandiere in occasione della festa 

di Maria SS.ma Immacolata, speciale Patrona del Regno delle Due Sicilie.

A Gaeta resterà innalzata fino al prossimo raduno del 2019.

 

Simbolicamente la nostra Bandiera ha percorso tutto l'antico Regno, unendo il sud (la Sicilia), il centro (le Puglie) e il nord (la Terra di Lavoro). 

 

[top]
[top]
LA CHIESA DI S. M. COELI E S. GENNARO ALLE DUE PORTE, SEDE DELLA DELEGAZIONE NAPOLETANA DELLA FONDAZIONE FRANCESCO II LA CHIESA DI S. M. COELI E S. GENNARO ALLE DUE PORTE, SEDE DELLA DELEGAZIONE NAPOLETANA DELLA FONDAZIONE FRANCESCO II

 

INAUGURAZIONE UFFICIALE DELLA SEDE NAPOLETANA

 

DELLA FONDAZIONE FRANCESCO II DI BORBONE

 

 

 

Il nostro carissimo e indimenticabile don Massimo Cuofano, socio promotore e fondatore della nostra “Fondazione Francesco II di Borbone”,

nutriva da sempre nel suo cuore, così generoso e buono, il desiderio di portare la sede della Fondazione nella cara città di Napoli.

Un desiderio motivato dal fatto che Napoli non solo è l’antica capitale del Regno delle Due Sicilie

ma è la città dove Francesco II ha vissuto i suoi natali, la sua giovinezza felice, la sua breve e feconda esperienza di governo

e dove, dal 1984, riposa in pace nelle Tombe Reali Borboniche della Basilica di S. Chiara.

 

Inoltre se Arco è una località legata all’esilio e alla morte del caro Re, Napoli è il simbolo della sua vitalità e dei suoi legami con il popolo delle Due Sicilie.

 

Questo desiderio riuscì finalmente a realizzarlo pochi mesi prima di concludere il suo cammino terreno.

Infatti don Massimo aveva ottenuto una disponibilità in tal senso da parte della Confraternita Internazionale di Volontariato dei Cavalieri Templari Cristiani POVERI CAVALIERI DI CRISTO,

nella persona del loro Gran Priore Internazionale frà Massimo Maria Civale (che è anche Delegato della Fondazione per Napoli).

Questi a Napoli custodiscono la cappella di “Santa Maria Coeli e San Gennaro” (di proprietà della Real Cappella del Museo di San Gennaro) e,

con il senso della generosità e dell’ospitalità che da sempre li contraddistingue, immediatamente acconsentirono a porre in questo luogo sacro,

da loro recentemente restaurato, l'immagine su quadro di S.M. Francesco II e, conseguentemente, a porre lì una delle sedi principali della Fondazione.

 

Per questo motivo don Massimo, pieno di quella gioia ed entusiasmo che lo connotava,

aveva provveduto anche a riportare con ostentato orgoglio, sugli ultimi pieghevoli da lui fatti stampare,

la dicitura: “Sedi principali in Arco (TN) e in Napoli, nella Chiesa Santa Maria Coeli e San Gennaro a vico Molo alle Due Porte”.

 

Purtroppo la morte gli ha impedito di poter inaugurare concretamente questa sede da lui tanto auspicata e, adesso, tocca a noi farlo anche nel suo nome e nella sua memoria.

 

Il pregevole quadro con l’immagine di S.M il Re Francesco II di Borbone è stato realizzato su interessamento del nostro Socio Consiliare Giuseppe Cerchia,

che lo ha fatto elaborare da una rara foto originale in suo possesso.

 

Questo quadro, che verrà solennemente collocato nella chiesa sede della Fondazione,

sarà sicuramente un richiamo e un incentivo non solo a far conoscere la figura del caro Re ma, ci si augura, anche a far accrescere la sua fama di santità tra il popolo dei credenti.

 

Annunciamo con gioia, quindi, che Domenica 25 febbraio p.v. si svolgerà la cerimonia di inaugurazione e di apertura ufficiale

della Sede Principale Napoletana della Fondazione Francesco II che, naturalmente, sarà intitolata al nostro caro don Massimo.

 

Il programma della manifestazione prevede i seguenti momenti:

 

ore 10:00 Parrocchia S. M. delle Grazie, celebrazione della S. Messa officiata da don Orlando Barba, Parroco di S. M. delle Grazie e concelebrata da don Luciano Rotolo, Socio Fondatore della Fondazione Francesco II.

ore 11:00 corteo con il quadro di S.M. Francesco II, Re del Regno delle Due Sicilie, scortato dal Drappello Militare Borbonico e dai Poveri Cavalieri di Cristo “Templari”;

ore 11:30 Benedizione del quadro del Re nella chiesa di S.M. Coeli e S. Gennaro e intitolazione della sede napoletana della Fondazione a don Massimo Cuofano.

 

Tutti gli amici e simpatizzanti della Fondazione sono invitati a intervenire.

 

NOTIZIE SULLA CHIESA DI S.M. COELI E SAN GENNARO di NAPOLI

 

Santa Maria Porta Coeli e San Gennaro. Nome lungo per una cappella piccina arrampicata ai fianchi dell’Arenella. in un borgo di campagna che i napoletani, dal 1300 in poi, elessero a luogo di ristoro per il corpo e per la mente. Era il minuscolo borgo delle due porte all’Arenella, che esiste ancora e conserva intatto il fascino della sua storia. In cima a via Cattaneo c’è uno slargo sul quale affacciano ancora le due antiche porte, che poi sono solo due archi piccolini. Attraversando quello di sinistra si entrava nel vico delle fate che oggi si chiama più pomposamente «Arco San Domenico», quello di destra invece portava al vico Molo alle due porte che conserva lo stesso nome: «molo» perché affacciava direttamente sul mare di Napoli. 

La chiesa l’aveva fatta costruire una nobildonna della famiglia di Pozzuoli dei «Di Costanzo». Donna Isabella che trascorreva lunghi periodi nella casa di famiglia in collina, aveva scoperto che per ascoltare la messa i campagnoli della zona si incamminavano in percorsi lunghissimi e tortuosi. Così fece costruire la cappella con il principale scopo di rendere meno complicata la vita della gente del posto. Divenne, quella cappella, anche il luogo di sepoltura della famiglia Di Costanzo. Poi col passare degli anni e con la crescita della città il borgo non fu più isolato e la necessità di avere quella chiesetta fu meno impellente.

Attualmente è aperta ai fedeli, inoltre   i membri dei Poveri Cavalieri di Cristo di Napoli , offrono il servizio di un banco alimentari e pasti caldi per i più bisognosi e varie iniziative culturale, storiche e di volontariato. 

 

...

[top]
[top]

TUTTI A GAETA...

La bellissima città di Gaeta è sicuramente uno dei luoghi simbolo

che non manca di suscitare nel cuore di ogni vero duosiciliano, orgoglio, memoria e profonda commozione.

 

E’ il luogo dove i nostri Sovrani Francesco II e Maria Sofia,

insieme a tanti soldati e ufficiali della Reale Armata di Terra nonché agli stessi abitanti della città,

scrissero le pagine più ricche di eroismo, dignità e onore contro una invasione ingiusta e una guerra non dichiarata.

 

Gaeta non è il simbolo di una fine ma il simbolo di una rinascita e di quanto si può compiere,

quando si è uniti e solidali nella comune lotta,

contro le nefaste conseguenze che ancora oggi tengono soggiogate le antiche regioni napolitane e siciliane.

 

Il Convegno annuale di Gaeta diventa allora l’occasione per rivivere e per rinnovare

questo comune impegno di riscatto e di rinascita per la nostra terra e per la nostra storia.

 

E’ anche l’occasione per fare “fronte comune” con tutte le sigle e le associazioni che da anni,

pur lavorando nella propria unicità e peculiarità,

s’impegnano nel riportare alla luce la verità e il diritto al futuro

per quello che un tempo costituiva il pacifico e progredito Regno delle Due Sicilie.

 

Anche quest’anno la Fondazione Francesco II di Borbone ha dato il suo patrocinio e sarà presente a questo importante appuntamento.

 

La nostra presenza si concretizzerà, ancora una volta, in un segno

che vuole essere un invito all’unità, alla memoria e al riscatto:

il dono della grande bandiera nazionale,

che sarà solennemente innalzata sugli spalti della piazzaforte

e che da lì poi sventolerà per tutto l’anno come monito e invito a riscoprire la perenne vitalità del suo messaggio.

 

La grande bandiera viene da Roma e dal generoso interessamento degli amici della Tavola Meridionale;

da lì è stata portata a Milazzo nello scorso mese di dicembre,

dove è stata protagonista di una commovente e partecipata manifestazione identitaria.

Dalla bella Sicilia la nostra bandiera è successivamente giunta a Bari dove l’8 dicembre 2017,

in occasione della S. Messa in onore della Vergine Immacolata, speciale Patrona del Regno delle Due Sicilie,

è stata solennemente benedetta e portata in corteo per le vie cittadine.

 

Ora, finalmente, la grande bandiera giungerà a Gaeta per la sua definitiva collocazione.

 

Tutto ciò dopo aver toccato e abbracciato simbolicamente il sud (Milazzo), il centro (Bari) e il nord (Gaeta) delle Due Sicilie;

un abbraccio che ha voluto invitare all’unione, alla concordia e all’impegno comune…

 

Invitiamo fortemente, dunque, tutti gli iscritti, gli amici e i simpatizzanti della nostra Fondazione

a fare il possibile per essere presenti attivamente a questo imperdibile e importante appuntamento annuale.

 

E’ il luogo dove il nostro caro e amato Re Francesco II ha mostrato la grandezza del suo coraggio e del suo spirito di sacrificio.

 

E’ il luogo che Re Francesco II pensò sempre con immensa e commossa nostalgia durante i lunghi e amari anni del suo esilio.

 

E’ il luogo che ha raccolto i sospiri, il sangue, i gemiti, la rabbia  e il sacrificio dei nostri tanti eroi.

 

E’ il luogo simbolo della nostra resistenza e della nostra lotta.

 

E’ il luogo dove Re Francesco gridò al mondo la sua dignità e il suo diritto,

grido unito inscindibilmente alla dignità e al diritto di tutto un popolo che, ancora oggi, subisce le tristi conseguenze di quegli avvenimenti.

 

E’ il nostro luogo della memoria; è il nostro luogo della rinascita…

 

Per questo ci vediamo tutti a Gaeta, nel nome e nel ricordo di Re Francesco II.

 

[top]
[top]

RE FRANCESCO II DI BORBONE (1836 - 1894)

« Io sono Napolitano; nato tra voi,

   non ho respirato altr'aria,

   non ho veduti altri paesi,

   non conosco altro suolo, che il suolo natio.

   Tutte le mie affezioni sono dentro il Regno:

   i vostri costumi sono i miei costumi,

   la vostra lingua la mia lingua,

   le vostre ambizioni mie ambizioni. »

 

                (Re Francesco II di Borbone)

[top]

L'INNO NAZIONALE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

[top]

L'INNO DELLA FONDAZIONE IN ONORE DI RE FRANCESCO II DI BORBONE

[top]

PREGHIERA PER LA BEATIFICAZIONE DI RE FRANCESCO II DI BORBONE, UOMO DI PACE E DI SPERANZA

 

PREGHIERA AL SERVO DI DIO FRANCESCO II

 

RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Guardiamo in alto, verso l’infinito,
e con il cuore colmo di commozione,
a te, che ora libero e non più calpestato
contempli l’Eterna Libertà,
ci rivolgiamo, noi, che ancora conosciamo 
l’amarezza di questo esilio.

Stai a noi ancora vicino, tu che conoscesti
il vento della calunnia e
il gelo della delusione,
Che, seppure forzatamente lontano,
non hai fatto mancare a questo popolo
la presenza della tua carità e del tuo cuore.

Tu, che conoscesti le tenebre dell’ingiustizia,
e sulla tua carne ne hai sentito i brividi,
crocifisso anche tu con l’eterno Crocifisso,
e primo, anche tu, accanto ai crocifissi di ieri
e di oggi nella storia della nostra gente,
stendi ancora su di noi la tua mano
di fratello, di padre, di amico, di re.

Veglia su questo popolo, al quale
è stata derubata la memoria,
perché dal tuo silenzioso consumarsi
ritrovi la via della Verità.

Veglia sulle nostre famiglie, tante volte in difficoltà, 
perché non manchi ad esse 
quella Provvidenza nella quale hai creduto.

Veglia sui nostri giovani, a volte disperati,
derubati della speranza e del futuro,
perché sappiano che mai nessuna ingiustizia
può abbattere la volontà di risorgere,
se mantengono viva quella fiamma della fede,
per la quale ti sei donato senza paura.

Veglia sui nostri bambini, innocenti angeli,
che si ritrovano in una società malata,
dove l’egoismo e il potere, la volgare impudicizia,
hanno calpestato la purezza dell’Amore.
Tu che facesti della semplicità la tua bandiera,
guarda questi nostri virgulti,
e non permettere che il male
possa distruggere i loro sogni.

Veglia sulla nostra terra,
da lungo tempo ferita e offesa,
e metti nel nostro cuore il desiderio
di lottare per essa, di non demordere mai
dalla speranza, che è vicino il tempo della rinascita.

Difendila dalle insidie degli iniqui,
e tieni lontano l’immondizia
di questo potere malefico, e guarda 
con particolare predilezione
la nostra gente ammalata, 
i nostri bambini avvelenati
dall’inquinamento di questa nostra terra,
oggi diventata terra dei fuochi, una volta
paradiso del creato.

Riempi con la tua presenza mite
e silenziosa, così semplicemente
discreta e dolce, il nostro cammino,
perché da te possiamo apprendere
che la pazienza e l’amore,
l’unità dei nostri cuori,
potranno ridare vita alla Speranza.

 

(don Massimo Cuofano, Anno  2013)

[top]
[top]

19 GENNAIO 1925: S.M. MARIA SOFIA WITTELSBACH, REGINA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE, CONCLUDE SERENAMENTE IL SUO CAMMINO TERRENO

[top]
S.M. MARIA SOFIA WITTELSBACH, REGINA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE S.M. MARIA SOFIA WITTELSBACH, REGINA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

SONO TRASCORSI NOVANTATRE ANNI DALLA CONCLUSIONE DELLA VITA TERRENA DI S. M. MARIA SOFIA,

REGINA DELLE DUE SICILIE E MOGLIE AMATISSIMA DI S.M. FRANCESCO II DI BORBONE.

 

VOGLIAMO RICORDARLA CON QUESTE PAROLE COMMEMORATIVE

PRONUNCIATE DA DON LUCIANO ROTOLO NEL 2015,

IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI DEL 90° ANNIVERSARIO

TENUTESI A CONVERSANO (BA).

 

 

Nel 1919 a Monaco di Baviera il direttore di un albergo sta implorando un’ anziana signora di non restare affacciata alla finestra, mentre tutti i clienti si sono rifugiati nelle cantine per paura dei rivoltosi spartachisti che, proprio nella strada sottostante, hanno eretto delle barricate e stanno sparando all’impazzata.

L’anziana donna (che conta ormai 78 anni) è Maria Sofia, Regina delle Due Sicilie, che così risponde al preoccupato direttore: “voglio vedere se i rivoluzionari di oggi sanno sparare meglio di quelli di ieri…”.

 

Qualche anno più tardi – nel 1923 - non avrà ugualmente paura a scendere in strada, per rendersi conto personalmente di quanto stesse accadendo durante il tentato colpo di stato ad opera di un certo Adolf Hitler.

 

Questi due episodi ci aiutano a comprendere la tempra e la forza di questa donna che nella sua vita ha sempre sfidato a viso aperto un destino avverso e che non ha mai esitato a combattere per difendere il suo mondo e a reagire con energia dinanzi ad ogni sfida.

 

La vita di Maria Sofia può senz’altro definirsi una favola terminata in tragedia ma impersonata fino all’ultimo con grande dignità e forza.

 

Soprattutto Maria Sofia non ha mai conosciuto la parola: “resa”.

 

Non si è mai arresa e proprio per questo rimarrà – e per sempre - l’emblema di chi rifiuta di farsi domare e di chi continua fino all’ultimo a lottare con tutti i mezzi possibili.

Maria Sofia non va quindi ricordata solo come “l’aquila bavara” celebrata da D’Annunzio in una sua ode o “l’eroina di Gaeta” come la soprannominò l’Europa intera ma resta per tutti i patrioti Napolitani, che amano la propria terra e la propria storia, l’emblema di coloro che mai e poi mai accettano di arrendersi dinanzi alle usurpazioni e alle ingiustizie che, come ripeteva Re Francesco II, non sono eterne.

 

La favola che Maria Sofia vive si colloca agli inizi della sua esistenza: a Possenhofen (Baviera) dove nasce il 04 ottobre 1841.

E’ una delle sorelle minori di Elisabetta d’Austria, la famosa Sissi, celebrata poi in diverse pellicole cinematografiche e per questo rimasta impressa nell’immaginario collettivo; come Sissi, anche Maria Sofia è una ragazza bellissima, sportiva, espansiva e aperta.

L’infanzia e la giovinezza spensierata e felice, l’educazione molto libera per quei tempi ricevuta soprattutto dal padre, l’atmosfera gioiosa e spontanea che ci viene raccontata a riguardo della famosa Sissi, sono stati gli elementi in cui è cresciuta anche Maria Sofia e che l’hanno resa unica. Infatti, a differenza della sorella più famosa che col tempo tenderà a diventare introversa e depressa a motivo delle difficoltà coniugali e familiari, Maria Sofia sarà sempre attiva, dinamica e trascinante: sapeva cavalcare (lo farà anche dopo gli ottant’anni), tirare di scherma, nuotare, fare fotografia, esibirsi in tuffi (famosi quelli che a Napoli faceva dal molo scandalizzando i benpensanti dell’epoca), sparare con la carabina e addirittura fumare.

Soprattutto trovava sempre la forza di reagire dinanzi a tutti i cambiamenti, riuscendo ad adattarsi e a trovare comunque il modo per portare avanti il suo progetto di lotta.

 

Dinanzi all’invasione del suo Regno da parte di un paese che ufficialmente si dichiarava amico, si adoperò per spronare il marito a mettersi a capo dell’esercito per recarsi a respingere gli invasori garibaldini: purtroppo Re Francesco II, avviato sin da ragazzo nello studio del diritto di cui era diventato estremamente competente, confidava in una soluzione diplomatica basata sul diritto internazionale per cui ritenne di non ascoltare la moglie; scelse la via di una difesa tattica e dimostrativa nell’attesa che l’Europa, non potendo accettare e avallare le palesi violazioni di ogni regola civile da parte del Piemonte, venisse in aiuto a ristabilire l’ordine; un aiuto che purtroppo non arrivò mai…

 

Nella difesa di Gaeta Maria Sofia si distinse indossando più volte l’uniforme militare, soffermandosi sulle barricate o sui bastioni più esposti e pericolosi per dare slancio ai combattenti. S’impegnò poi nell’attivare e sostenere la rivolta popolare dei suoi sudditi (che i vincitori sprezzantemente chiamarono “brigantaggio”) che dopo il 1861 combatterono, purtroppo senza fortuna, per restituire l’indipendenza alle Due Sicilie, amando spesso ricevere a Roma gli emissari delle varie bande vestita da brigantessa calabrese. Dopo la morte del marito - avvenuta nel 1894 - decise addirittura di allearsi con i rivoluzionari anarchici per rovesciare il governo italiano che, con re Umberto I, era divenuto un vero e proprio regime autoritario, corrotto (ad esempio lo scandalo della Banca Romana) e incapace di andare incontro alle classi più povere (le cannonate di Bava Beccaris e la repressione dei Fasci Siciliani lo testimoniano), sostenendo e progettando diverse rivolte e sollevazioni fino - come venne riportato nei resoconti dello spionaggio italiano - all’attentato mortale contro lo stesso re Umberto I avvenuto il 29 luglio del 1900. In seguito confidò molto nel nipote Francesco Ferdinando, erede d’Austria e figlio della sorella di suo marito  Maria Annunziata delle Due Sicilie,  che, nei suoi futuri progetti di governo, aveva dichiarato di voler restituire l’indipendenza alle Due Sicilie (forse anche per questo venne assassinato dalle massonerie internazionali a Sarajevo).

Infine, quasi profeticamente, guardò con simpatia al sig. Mussolini (così lo chiamava) perché la sua presa di potere e la sua forza di carattere gli fecero presagire che, attraverso di lui, i savoia finalmente sarebbero stati puniti perdendo il trono usurpato, come raccontava all’allora Nunzio Apostolico in Baviera mons. Pacelli, in seguito divenuto Papa Pio XII, con cui ogni settimana pranzava, parlando rigorosamente in italiano.

 

Maria Sofia, dall’infanzia felice della Baviera, all’età di diciotto anni, l’8 gennaio del 1859, si unì in matrimonio per procura con Francesco, Erede al trono delle Due Sicilie che incontrò per la prima volta a Bari, sbarcando lì il successivo 3 Febbraio: le cronache e i testimoni dell’epoca raccontano di una città completamente impazzita per la festa e per l’entusiasmo nato dall’incontro con Maria Sofia, a motivo della profonda sintonia che subito s’instaurò tra lei e la gente.

 

Pochi mesi dopo, il 22 maggio del 1859, per la prematura morte del grande Re Ferdinando II, divenne Regina del Regno delle Due Sicilie: sembrava che la favola dovesse continuare e…invece cominciò la tragedia.

 

L’anno successivo, infatti, dovette affrontare con il marito prove difficilissime e devastanti, soprattutto per due giovani come loro: l’invasione del Regno da parte dei mercenari garibaldini finanziati dagli inglesi e protetti dai piemontesi; i tradimenti e i voltafaccia di tanti politici, militari, funzionari dello stato; l’indifferenza dei paesi europei e soprattutto l’ingratitudine di tante persone beneficate da Casa Borbone; le trame oscure da parte di alcuni loro parenti stretti che volevano approfittare della situazione per togliere il trono al suo legittimo rappresentante; la fuga precipitosa da Napoli per non esporre la popolazione civile agli orrori della guerra; la difesa di Gaeta per cinque lunghi mesi affrontando malattie, violenze, ristrettezze, bombardamenti continui e sacrifici d’ogni genere; l’esilio prima a Roma, poi a Parigi e infine a Monaco; la povertà dignitosa poiché Re Francesco, convinto che gli invasori piemontesi avrebbero rispettato il diritto, lasciò tutti i suoi beni personali a Napoli mentre questi li sequestrarono senza alcun pudore, lasciando la Famiglia Reale in condizioni di grave indigenza. In seguito i Savoia chiesero alla coppia reale di riconoscere la conquista piemontese in cambio della restituzione di questi beni, ricevendo però la ferma e dignitosa risposta di Re Francesco: “l’onore non è in vendita, sarò povero come i miei sudditi…”. Anche Mussolini provò a far restituire i beni di famiglia a Maria Sofia ma il re sciaboletta (Vittorio Emanuele III) oppose un fermo rifiuto, a differenza della Repubblica italiana che, in modo più generoso, permise nel 1946 ai savoia di prelevare le ingenti somme di denaro e oro che avevano depositato nelle banche inglesi.

 

Tornando a Maria Sofia, sappiamo che durante il suo esilio parigino divenne l’incubo del governo italiano, che arrivò addirittura a farla sorvegliare tramite una rete di agenti segreti incaricati di controllare costantemente la sua posta e tutti i suoi spostamenti. Soprattutto il primo ministro Giolitti era fermamente convinto che fosse lei la mandante dell’attentato mortale contro Umberto I ed era preoccupato dell’eventualità che potesse clandestinamente rientrare in italia, mettendosi alla guida di azioni rivoluzionarie anarchiche: addirittura nel 1904, alla virtù della Triplice Alleanza, furono fatte pressioni sul Governo austro-ungarico affinchè l’impegno rivoluzionario di Maria Sofia potesse moderarsi…

 

Di fatto Maria Sofia era al centro di queste congiure anarchiche e la sua casa era frequentata regolarmente dai più importanti esponenti rivoluzionari; loro la chiamavano “la Signora”; in giro e nei salotti invece presero a chiamarla “la regina degli anarchici”.

 

Mi avvio alla conclusione.

Maria Sofia morì dolcemente nel sonno all’età di ottantaquattro anni a Monaco di Baviera, il 19 gennaio del 1925.

Il suo corpo fu temporaneamente sepolto nella capitale bavarese.

Nel 1935, per volontà della principessa Maria Josè, moglie del principe ereditario Umberto di Savoia e pronipote di Maria Sofia, i suoi resti mortali insieme a quelli del marito Francesco II furono traslati a Roma.

I feretri reali, riuniti nella stessa vettura ferroviaria, giunsero a Roma il 9 dicembre 1938 e collocati provvisoriamente, accanto a quelli della figlioletta Maria Cristina Pia, nella Chiesa Nazionale di Santo Spirito dei Napoletani fino al 1984; in quell’anno, infatti, furono solennemente traslati nell’antica Capitale delle Due Sicilie, accolti da una inaspettata folla plaudente, per essere così sepolti nelle tombe reali borboniche site nella Basilica di S. Chiara.

 

Finalmente, dopo 123 anni, Maria Sofia era tornata nella sua Napoli, nel suo Regno, accolta ancora da Regina.

 

Ma non voglio concludere con questa notizia legata alla sua morte; voglio concludere con un altro aneddoto che rappresenta bene il suo amore per la gente delle Due Sicilie: quella gente che per la prima volta incontrò a Bari il 3 febbraio 1859 e con cui subito stabilì un rapporto di simbiosi e di simpatia per la vita.

 

Siamo negli anni della prima guerra mondiale e la Regina delle Due Sicilie si è allontanata dalla Francia in quanto originaria della Baviera.

Maria Sofia in quel periodo si aggirava nei campi di prigionia austriaci, chiedendo dei soldati prigionieri originari dell’italia meridionale. Quando li trovava si avvicinava loro, offriva generi di conforto, alimenti, parole d’incoraggiamento, soprattutto chiedeva notizie sulle Due Sicilie e voleva ascoltare, ascoltare con curiosità i racconti della loro terra…

Questi uomini restavano sconcertati e incuriositi dinanzi a questa anziana signora vestita di nero, che parlava in napoletano e in italiano ma con uno strano accento tedesco.

Più di una volta le domandarono chi fosse e lei, sorridendo maliziosamente, rispondeva: “sono un’anziana signora che da giovane, tanto tempo fa, ha vissuto a Napoli…”.

 

Questa anziana signora intenta ad aiutare e a incoraggiare i poveri ragazzi del sud, inviati a combattere una guerra che non comprendevano, può essere l’icona con cui Maria Sofia ci lascia; un’icona dipinta con i colori di una profonda umanità e vicinanza sotto la corazza della lottatrice indossata in tutta la sua lunga esistenza.

I colori di un amore donato a questi ragazzi nel silenzio dell’anonimato e della discrezione.

Soprattutto è l’icona di una grande nostalgia verso quel Regno che aveva davvero amato, che le aveva rubato il cuore dei suoi vent’anni; quel Regno con i suoi colori, con il suo mare e con il suo sole che aveva dovuto ingiustamente abbandonare ma che non era mai riuscita a dimenticare…

 

Come noi non dimenticheremo te, grande ed eroica Maria Sofia.

LA MEMORIA E L'OMAGGIO

 

CHE LA NOSTRA FONDAZIONE VUOLE RENDERE A S.M. MARIA SOFIA,

 

 

REGINA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE,

 

 

SI ARRICCHISCE DI QUESTI DUE VIDEO

 

PREPARATI DA DON MASSIMO CUOFANO,

 

NOSTRO INDIMENTICABILE SOCIO FONDATORE

[top]
[top]

1836 - 16 gennaio - 2018 - NASCITA DI RE FRANCESCO II DI BORBONE DUE SICILIE: LA FONDAZIONE RICORDA QUESTO GRANDE RE CON L'INNO NAZIONALE ESEGUITO A GAETA

[top]
[top]

GLI AUGURI DELLA FONDAZIONE FRANCESCO II PER LE FESTE NATALIZIE

“Io sono Napolitano; nato tra voi, non ho respirato altra aria…

 

i vostri costumi sono i miei costumi, la vostra lingua la mia lingua,

 

le vostre ambizioni le mie ambizioni. …

 

E se la Provvidenza nei suoi alti disegni

 

 

permetta che cada sotto i colpi del nemico straniero,…

 

 

mi ritirerò con la coscienza sana,…

 

 

farò i più fervidi voti per la prosperità della mia patria,

 

 

per le felicità di questi Popoli

 

che formano la più grande e più diletta parte della mia famiglia.

 

                                                           Re Francesco II di Borbone

 

 

 

CON QUESTE PAROLE

 

 

COLME DI AFFETTO E DI DIGNITA’

 

LA FONDAZIONE FRANCESCO II DI BORBONE

 

AUGURA

 

A TUTTI I SUOI AMICI E SIMPATIZZANTI

 

UN SANTO NATALE E UN FELICE ANNO 2018

[top]
[top]

LA FONDAZIONE FRANCESCO II DI BORBONE

HA FIRMATO LA PETIZIONE

PER L'ISTITUZIONE DEL

 

 

"Giorno della Memoria per le vittime dell'Unità d'italia"

 

 

 
 

Nel 156mo anniversario della strage di Pontelandolfo e Casalduni - da sempre relegata ai margini dei libri di storia, come affermò il presidente Giorgio Napolitano tramite il suo delegato Giuliano Amato, nel 2011, ed emblema di quanto accadde nell'ex Regno delle Due Sicilie per l'unificazione d'Italia - chiediamo ai Presidenti delle Regioni che hanno già approvato l'istituzione del Giorno della Memoria per le vittime innocenti meridionali dell'Unità, di rispettare il voto espresso quasi all'unanimità dai rappresentanti di schieramenti diversi e di milioni di cittadini; e invitiamo i consiglieri e i presidenti delle Regioni che devono ancora esprimersi su mozioni analoghe, di votare secondo coscienza e libertà, ignorando le pressioni di gruppi di potere più o meno dichiarati che vorrebbero condizionare le scelte di istituzioni e assemblee elette dal popolo. Tali gruppi di potere temono il risveglio del popolo meridionale.

Il Giorno della Memoria per le vittime dell'Unità d'Italia, come le iniziative consimili dedicate ad altre comunità travolte da eventi della storia, è occasione di studio su vicende spesso tragiche legate alla storia del meridione, è un momento di riflessione, di pubblico confronto e perché no, condivisione di un dolore negato.

Ci sono pagine talvolta colpevolmente cancellate o trascurate dalla storiografia ufficiale, che conservano spunti significativi e utili per capire (e cambiare) le dinamiche e le scelte di un Paese come l'Italia, forse mai veramente unito, se dal 1860 a oggi, con rari periodi di discontinuità, dà ai nostri giovani la metà dei diritti, dei servizi, delle speranze e delle occasioni concesse ai giovani del resto dell'Italia e dell'Europa.

Se l'oggi è figlio di ieri; questa disparità non può che essere conseguenza di scelte che hanno disegnato un Paese duale, sino a condurlo alla peggiore condizione dal momento dell'Unità: un reddito procapite a Sud inferiore di oltre il 40 per cento a quello del Nord (mai successo, se non nell'immediato secondo dopoguerra), un deserto di treni, autostrade, servizi sanitari e fra un po' anche di università, mentre gli investimenti sono concentrati nella parte del Paese che già gode, grazie alla spesa pubblica, delle migliori condizioni.

L'istituzione di un giorno dedicato a questi temi, a partire dal sangue che fu versato per annettere l'ex Regno delle Due Sicilie al resto della Penisola, dalle fabbriche distrutte o fatte fallire, con i soldati mandati a uccidere le maestranze di un'azienda gioiello, disgraziatamente napoletana, sarà l'occasione per ricucire strappi e ferite e per affrontare, insieme a chiunque voglia farlo con onestà, i temi più controversi della nostra storia, per poter raggiungere, finalmente, una memoria condivisa che possa essere, per gli italiani tutti, la base su cui ritrovarsi. 

 

 

[top]