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RE FRANCESCO II DI BORBONE (1836 - 1894)

« Io sono Napolitano; nato tra voi,

   non ho respirato altr'aria,

   non ho veduti altri paesi,

   non conosco altro suolo, che il suolo natio.

   Tutte le mie affezioni sono dentro il Regno:

   i vostri costumi sono i miei costumi,

   la vostra lingua la mia lingua,

   le vostre ambizioni mie ambizioni. »

 

                (Re Francesco II di Borbone)

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L'INNO NAZIONALE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

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14 AGOSTO 2018: COMMEMORAZIONE DELL'ECCIDIO DI FRAGNANO MONFORTE

14 AGOSTO 1861

 

14 AGOSTO 2018

 

IN MEMORIA DELLE VITTIME DI FRAGNETO MONFORTE

 

 

“E’ inutile che te le metti, lasciale ai tuoi figli perché dove stai andando non ti serviranno…”.

Con queste parole il soldato piemontese, forse preso da un improvviso senso di pietà di rara umanità,

si rivolse a uno degli abitanti di Fragneto Monforte (Benevento) che aveva arrestato, quando lo vide indossare le scarpe per uscire di casa.

 

Infatti, a seguito della rivolta di Pontelandolfo e Casalduni contro l’occupante piemontese,

nella giornata del 14 agosto 1861 c’era stata la terribile reazione punitiva dell’esercito che,

su precise disposizioni impartite dal famigerato gen. Cialdini, aveva proceduto a uccidere, stuprare, derubare l’inerme popolazione

e infine incendiare i due paesi ribelli e conniventi con quelli che venivano sprezzantemente chiamati “briganti”.

 

L’eccidio dei due paesi purtroppo non terminò in quella triste giornata ma continuò anche in quelli seguenti.

Infatti l’esercito piemontese avviò una vera e propria caccia all’uomo nei paesi limitrofi,

sia per catturare i fuggitivi, sia per eliminare tutta la rete di fiancheggiatori di cui godevano i patrioti duosiciliani

e, soprattutto, per dare alla popolazione un chiaro messaggio intimidatorio.

 

In questo contesto avvennero gli arresti e le fucilazioni di Fragneto Monforte.

 

L’esercito scelse il cuore della notte, mentre tutti erano a letto, per dare avvio a una vasta azione di retata.

 

I soldati, gridando, bussavano alle porte delle case svegliando gli ignari abitanti;

tra le lacrime delle spose e i pianti dei bambini svegliati di soprassalto e spaventati dalle grida dei soldati,

diversi uomini segnalati come fedeli a Re Francesco II furono incolonnati e portati nelle prigioni di Benevento e di Isernia;

altri invece, ritenuti forse più pericolosi o apertamente contrari ai conquistatori, vennero immediatamente passati per le armi tramite fucilazione.

 

Inutile commentare e aggiungere che questi metodi erano degni della peggiore dittatura

e dell’assoluta mancanza di rispetto nei confronti di ogni parvenza di legalità;

metodi che, purtroppo, si vedranno nuovamente qualche decennio più tardi,

durante l’occupazione nazista della penisola italica

(e che ancora oggi vedono, a differenza delle stragi compiute dai piemontesi,  annualmente sfilare le più alte cariche dello stato alle loro commemorazioni).

 

Dinanzi a tanta ferocia e cieca violenza è senz’altro un dovere,

non solo per tutti coloro che hanno a cuore la gloriosa storia delle Due Sicilie

ma anche per quanti avvertono il bisogno di riaffermare i valori della giustizia e della dignità dell’uomo,

fare memoria di queste vittime innocenti.

Vittime che simboleggiano un popolo intero, che prima venne costretto a subire un’ invasione e poi povertà ed emigrazione.

 

Per questo motivo la Fondazione Francesco II

partecipa e collabora anche quest’anno alla commemorazione di queste vittime, che si terrà il 14 agosto 2018 a Fragneto Monforte.

 

Cureremo in modo particolare il breve momento di preghiera e di benedizione

che si terrà presso il viottolo di campagna dove questi nostri poveri fratelli vennero fucilati senza processo e senza alcuna pietà,

in quella buia notte di cieca violenza.

 

Forse con un unico conforto nel cuore;

quello che, per i propri poveri figli, quel paio di scarpe lasciato in casa

sarebbe sicuramente tornato utile nel freddo inverno…

 

 

Invitiamo tutti a intervenire.

 

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L'INNO DELLA FONDAZIONE IN ONORE DI RE FRANCESCO II DI BORBONE

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PREGHIERA PER LA BEATIFICAZIONE DI RE FRANCESCO II DI BORBONE, UOMO DI PACE E DI SPERANZA

 

PREGHIERA AL SERVO DI DIO FRANCESCO II

 

RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Guardiamo in alto, verso l’infinito,
e con il cuore colmo di commozione,
a te, che ora libero e non più calpestato
contempli l’Eterna Libertà,
ci rivolgiamo, noi, che ancora conosciamo 
l’amarezza di questo esilio.

Stai a noi ancora vicino, tu che conoscesti
il vento della calunnia e
il gelo della delusione,
Che, seppure forzatamente lontano,
non hai fatto mancare a questo popolo
la presenza della tua carità e del tuo cuore.

Tu, che conoscesti le tenebre dell’ingiustizia,
e sulla tua carne ne hai sentito i brividi,
crocifisso anche tu con l’eterno Crocifisso,
e primo, anche tu, accanto ai crocifissi di ieri
e di oggi nella storia della nostra gente,
stendi ancora su di noi la tua mano
di fratello, di padre, di amico, di re.

Veglia su questo popolo, al quale
è stata derubata la memoria,
perché dal tuo silenzioso consumarsi
ritrovi la via della Verità.

Veglia sulle nostre famiglie, tante volte in difficoltà, 
perché non manchi ad esse 
quella Provvidenza nella quale hai creduto.

Veglia sui nostri giovani, a volte disperati,
derubati della speranza e del futuro,
perché sappiano che mai nessuna ingiustizia
può abbattere la volontà di risorgere,
se mantengono viva quella fiamma della fede,
per la quale ti sei donato senza paura.

Veglia sui nostri bambini, innocenti angeli,
che si ritrovano in una società malata,
dove l’egoismo e il potere, la volgare impudicizia,
hanno calpestato la purezza dell’Amore.
Tu che facesti della semplicità la tua bandiera,
guarda questi nostri virgulti,
e non permettere che il male
possa distruggere i loro sogni.

Veglia sulla nostra terra,
da lungo tempo ferita e offesa,
e metti nel nostro cuore il desiderio
di lottare per essa, di non demordere mai
dalla speranza, che è vicino il tempo della rinascita.

Difendila dalle insidie degli iniqui,
e tieni lontano l’immondizia
di questo potere malefico, e guarda 
con particolare predilezione
la nostra gente ammalata, 
i nostri bambini avvelenati
dall’inquinamento di questa nostra terra,
oggi diventata terra dei fuochi, una volta
paradiso del creato.

Riempi con la tua presenza mite
e silenziosa, così semplicemente
discreta e dolce, il nostro cammino,
perché da te possiamo apprendere
che la pazienza e l’amore,
l’unità dei nostri cuori,
potranno ridare vita alla Speranza.

 

(don Massimo Cuofano, Anno  2013)

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