CRONACA DI UNA GIORNATA, NEL RICORDO DI FRANCESCO II DI BORBONE ARCO DI TRENTO 27 DICEMBRE 2014

Francesco II di Borbone Francesco II di Borbone

 Il 27 dicembre, una data diventata memorabile per molti, anche se per altri può essere un giorno qualsiasi.

Giornata che si avvia verso la conclusione dell’anno, e che porta ancora “i profumi” e “le armonie” della celebrazione del Natale, che ricorda la venuta di Dio in mezzo agli uomini.

In questa giornata, ad Arco di Trento, nel 1894, apparentemente dimenticato dalla storia, chiudeva la sua esistenza terrena Francesco II di Borbone, Re del Regno delle Due Sicilie.

Un uomo leale, un cristiano convinto, una persona generosa e sensibile, un “re” che seguì sempre come modello di regalità quel “Cristo Re”, venuto nel mondo per servire e dare la vita.

 

Proprio nel ricordo di questo Re, unitamente alle tante e diverse commemorazioni svolte nelle diverse città del meridione, grazie all’amico pugliese Pantaleo Lo Sapio , che da diversi anni lavora e vive proprio nel territorio tirolese, all’amministrazione comunale di Arco e all’Arciprete don Walter Sommavilla, in quel luogo carico di memoria e di sacralità, ci siamo incontrati per vivere questa giornata speciale.

 

 

 

Casa dove il 27 dicembre 1894 morì Francesco II Casa dove il 27 dicembre 1894 morì Francesco II

 La giornata del 27 dicembre si è proprio rivestita di questa sacralità, sentendo per l’intera giornata questa umile e discreta, ma forte presenza , di Francesco di Borbone.

Ci siamo ritrovati in tanti nonostante l’abbondante nevicata, già nelle primissime ore del pomeriggio, dinanzi a quella casa dove egli è morto, e che si trova proprio in via Francesco II. Insieme a quello sparuto numero venuto dalla Campania, a questa manifestazione hanno preso parte tanti del luogo e altri venuti dai paesi limitrofi.

Non sono mancati tanti “napoletani”, che da anni si trovano in questa terra tirolese. Sono presenti diverse autorità locali, del comune di Arco, dell’autonoma Provincia di Trento, della Regione. Anche questi hanno partecipato commossi alla commemorazione di questo grande e santo Re, che lascia tra la buona gente di Arco un ricordo tutto speciale della sua umanità, amabilità, umiltà e cordialità. Proprio la riscoperta di questa sua grande umanità, ha conquistato ancora maggiormente questa cittadina trentina, che lo vide ospite mite, cristiano fervente, uomo solidale. La prima tappa è stata proprio dinanzi a questa casa, dove è vissuto negli ultimi tempi,  e dove è morto tra le braccia della sua dolce e devota Regina. 

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 Hanno partecipato numerosi gruppi di amici tirolesi con gli abiti locali e i costumi dell’epoca, e numerosi erano gli Shutzen, che in memoria di Re Francesco hanno sparato dei colpi a salve.

 

Non sono mancati i nostri soldati borbonici del Terzo Reggimento Fanteria di Linea Principe,  accompagnati dal Capitano Umberto Schioppa, che hanno posto alla targa, che indica la via Francesco II, una corona.

 

Si è snodato, poi, seppure sotto la neve un lungo corteo, che ha attraversato buona parte del centro incamminandosi verso la Chiesa parrocchiale.

Il Corteo è stato accompagnato dalla bella e brava banda musicale degli Shutzen, che in più occasioni ha suonato il bellissimo inno delle Due Sicilie di Paisiello.

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 Nella bella Chiesa si è celebrata la Santa Messa di suffragio per il nostro Re, celebrata dal Reverendo Arciprete, e assistita dal Diacono don Massimo Cuofano, venuto dalla Campania. Raccoglimento e devozione hanno accompagnato la celebrazione, con le dolci melodie cantate dal bellissimo coro parrocchiale. Commovente e sentita l’omelia fatta da don Walter, dove trasmettendo la testimonianza del suo predecessore, l’arciprete Giuseppe Chini , che è stato confessore di Francesco nella sua permanenza ad Arco e che ne ha accompagnato la morte, ha trasmesso tutto l’amore, la grandezza e la cristianità di questo grande Re. Dopo la Messa l’arciprete ha benedetto quella tomba vuota, ricordando a tutti che essa, proprio perché vuota, ci fa riflettere che Francesco II, uomo di preghiera e di carità, è vivente in Dio, dove ha ricevuto il premio dei giusti.

 

 A conclusione della bella e partecipata  celebrazione, alcuni interventi hanno voluto testimoniare la grandezza di Francesco II, che hanno trovato il loro compimento nella lettura di una poesia-preghiera, composta da don Massimo Cuofano in memoria del Re, e da lui recitata dopo una breve riflessione sulle virtù e la santa vita di re Francesco. Proprio questa preghiera vuole spronarci a guardare in alto, certi che da lassù, insieme alla Beata Maria Cristina, sua madre, il nostro venerato Re continuerà a pregare e assistere tutti noi.

 

                  PREGHIERA

 

 

Guardiamo in alto, verso l’infinito,

e con il cuore colmo di commozione,

a te, che ora libero e non più calpestato

contempli l’Eterna Libertà,

ci rivolgiamo, noi, che ancora conosciamo

l’amarezza di questo esilio.

 

Stai a noi ancora vicino, tu che conoscesti

il vento della calunnia e

il gelo della delusione,

Che,  seppure forzatamente lontano,

non hai fatto mancare a questo popolo

la presenza della tua carità e del tuo cuore.

 

Tu, che conoscesti le tenebre dell’ingiustizia,

e sulla tua carne ne hai sentito i brividi,

crocifisso anche tu con l’eterno Crocifisso,

e primo, anche tu, accanto ai crocifissi di ieri

e di oggi  nella storia della nostra gente,

stendi ancora su di noi la tua mano

di fratello, di padre, di amico, di re.

 

Veglia su questo popolo, al quale

è stata derubata la memoria,

perché dal tuo silenzioso consumarsi

ritrovi   la via della Verità.

 

Veglia sulle nostre famiglie, tante volte in difficoltà,

perché non manchi ad esse

quella Provvidenza nella quale hai creduto.

Veglia sui nostri giovani, a volte disperati,

derubati della speranza e del futuro,

perché sappiano che mai nessuna ingiustizia

può abbattere la volontà di risorgere,

se mantengono viva quella fiamma della fede,

per la quale ti sei donato senza paura.

 

Veglia sui nostri bambini, innocenti angeli,

che si ritrovano in una società malata,

dove l’egoismo e il potere, la volgare impudicizia,

hanno calpestato la purezza dell’Amore.

Tu che facesti della semplicità la tua bandiera,

guarda questi nostri virgulti,

e non permettere che il male

possa distruggere i loro sogni.

 

Veglia sulla nostra terra,

da lungo tempo ferita e offesa,

e metti nel nostro cuore il desiderio

di lottare per essa, di non demordere mai

dalla speranza, che è vicino il tempo  della rinascita.

 

Difendila delle insidie degli iniqui,

e tieni lontano l’immondizia

di questo potere malefico, e guarda

con  particolare predilezione

la nostra gente ammalata,

i nostri bambini avvelenati

dall’inquinamento di questa nostra terra,

oggi diventata terra dei fuochi, una volta

paradiso del creato.

 Riempi con la tua presenza mite

e silenziosa, così semplicemente

discreta e dolce,  il nostro cammino,

perché da te possiamo apprendere

che la pazienza e l’amore,

l’unità dei nostri cuori,

potranno ridare vita alla Speranza.

 

                      (don Massimo Cuofano  2013)

 

 

 

 

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