IL CONVEGNO DI GAETA 2018

22 febbraio 2018
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di don Luciano Rotolo

 

 

“A Gaeta, sogno di una libertà, dove valeva la pena anche morire…;

 a Gaeta, dove un giovane Re, Francesco, lottava per il suo popolo ferito e oppresso dal giogo straniero…;

 a Gaeta, perché quella fiaccola non si spenga mai e possa accendere nell’animo del nostro popolo un sogno lungamente represso, il sogno della libertà…”.

 

Sono le parole che il nostro indimenticabile don Massimo Cuofano, Socio Fondatore e ispiratore della nostra Fondazione Francesco II,

pronunciò qualche anno fa, in riferimento alle giornate che vedono, tutto il mondo legato all’antico Regno delle Due Sicilie, convergere nel convegno annuale che si tiene nella bellissima Gaeta.

 

Gaeta è il simbolo della resistenza, dell’orgoglio e dell’eroica lotta che vide un giovane e santo Re, con la sua giovane sposa, con i suoi ufficiali e soldati, e con la popolazione civile,

opporsi alla furia barbara e violenta di quell’Europa massonica e spergiura, che si servì dell’arretrato Piemonte per colpire un Regno plurisecolare,

che aveva come riferimenti etici e morali i valori evangelici della persona e della società.

 

Gaeta, allora, è il nostro luogo della memoria ma è anche il luogo del nostro riscatto e del nostro impegno,

perché quella terra e quelle pietre trasudano ancora oggi eroismo, fedeltà, coraggio e tanta voglia di impegno a favore della nostra nazione e del nostro popolo.

 

Per questo motivo, anche quest’anno, la Fondazione Francesco II non solo ha partecipato ma è stata una delle svariate sigle della galassia duosiciliana

che ha patrocinato l’evento del Convegno Annuale.

 

Evento che si è svolto dal 16 al 18 febbraio 2018.

 

Il programma è stato davvero denso e ricco di manifestazioni letterarie, artistiche, canore, teatrali, storiche e culturali:

davvero un concentrato di eccellenze e di tutto quel fermento di pensiero e di iniziative che si respira sempre più nei territori delle Due Sicilie;

segno di una crescita nell’interesse e nella riscoperta di un mondo che, nonostante centocinquant’anni di retorica propaganda da parte degli apparati del potere, ancora oggi è ben vivo e attraente.

 

La nostra Fondazione, anche quest’anno, ha voluto essere presente con un banco di materiale illustrativo,

relativo alle nostre attività e al nostro impegno a favore della riscoperta della figura di Re Francesco II.

 

In particolare è stato donato un fascicolo, preparato da don Luciano Rotolo, con la presentazione di un aspetto della Real Famiglia Borbonica,

volutamente dimenticato e sottaciuto: quello del suo impegno a favore dei bambini africani schiavi che non solo liberarono con l’aiuto di San Ludovico da Casoria,

inviato appositamente ad acquistarli sui mercati egiziani, ma che addirittura in due casi adottarono come figli in casa.

 

Inoltre è stato possibile presentare a tutti i convenuti le attività e le finalità della nostra Fondazione nella giornata di sabato 17 febbraio,

quando è stato chiesto a don Luciano Rotolo di tenere un breve intervento nel corso della seduta del “Parlamento delle Due Sicilie”.

 

Infine la nostra Fondazione ha avuto l’onore e la gioia di poter animare la divina liturgia di domenica 18 febbraio:

era la giornata e la preghiera dedicata ai nostri eroi di ieri e di oggi, che non sono più tra noi.

Alle ore 10:45 don Luciano Rotolo, Socio Fondatore, ha infatti celebrato la S. Messa in suffragio dei  nostri eroici caduti;

celebrazione gremita da tanti compatrioti e animata dai bravissimi cantori della Real Cappella Borbonica che, al termine della celebrazione,

a margine della preghiera con la quale da sempre chiediamo al Signore il dono della beatificazione del nostro caro Re Francesco II,

hanno voluto donare ai presenti la sorpresa di cantare il nostro bellissimo inno dedicato a Re Francesco, scritto a suo tempo da don Massimo.

 

Ma l’impegno della nostra Fondazione non si è fermato solo a questi momenti:

c’è stato un simbolo che orgogliosamente abbiamo donato e che per un anno sarà presente e visibile a tutti nella cara città di Gaeta.

 

Si tratta di una grande bandiera nazionale, dalle dimensioni uguali a quelle che un tempo si usavano nei presidi militari (metri 4,30 x 3,00),

che al termine della S. Messa è stata solennemente innalzata sul pennone degli spalti della Real Piazzaforte con tutti gli onori militari e alla presenza di centinaia di persone.

 

Questa bandiera è stata a sua volta donata alla nostra Fondazione da parte degli amici della Tavola Meridionale di Roma (simbolo di tutti i Napolitani e Siciliani che vivono fuori dai nostri confini);

è stata quindi portata per tre luoghi simbolo delle Due Sicilie, come segno di unione e di rinnovata riscoperta della nostra antica grandezza.

Anzitutto, il 2 dicembre 2017, la grande bandiera ha raggiunto la Sicilia al di là del Faro e precisamente la città di Milazzo:

anche questo un luogo simbolo della nostra eroica resistenza dinanzi all’invasore.

Qui dopo aver presenziato a una riuscita e partecipata iniziativa storico-culturale è stata presa in consegna da Michele Ladisa, Segretario del Movimento Duosiciliano,

che l’ha portata nel secondo luogo simbolo delle Due Sicilie e precisamente a Bari.

Nella città pugliese la bandiera è stata solennemente benedetta da don Luciano Rotolo,

nel corso della S. Messa delle Bandiere che la nostra Fondazione organizza ogni anno in occasione della festività di Maria SS.ma Immacolata, speciale Patrona delle Due Sicilie.

Dopo la Messa la grande bandiera ha anche attraversato le principali vie cittadine scortata da numerosi compatrioti e dal drappello storico militare “Lucania”.

E, finalmente, ha raggiunto il terzo e ancor più significativo luogo simbolo delle Due Sicilie: la cara città di Gaeta;

qui resterà innalzata sul pennone della piazzaforte fino al prossimo appuntamento annuale del 2019.

Per la nostra Fondazione è stato quindi un onore e una gioia poter donare questa grande bandiera che, come abbiamo visto, in modo simbolico ha unito tutti i duosiciliani:

sia quelli che vivono oltre i confini (Roma), che quelli del sud (la Sicilia), del centro (Bari) e, infine, del nord (Gaeta).

Ci auguriamo davvero che questa bandiera, che ha visitato come un pellegrinaggio le terre delle Due Sicilie,

possa essere di monito e di sprone a ricercare sempre quell’unità e quell’armonia tra tutti i gruppi e le sigle che oggi hanno la grave responsabilità

di non spegnere e soprattutto di alimentare, come diceva don Massimo, lafiaccola di quel sogno di libertà lungamente represso nella nostra gente.

 

Un altro momento molto significativo è stata la riconsegna da parte del cap. Alessandro Romano della sacra bandiera

che la nostra Fondazione aveva donato, sempre in occasione delle giornate di Gaeta, nel 2017.

È il vessillo che era stato benedetto da S.A.R. il Principe don Alessandro di Borbone, durante la S. Messa delle Bandiere

che la nostra Fondazione aveva organizzato a dicembre 2016 nella ex Cattedrale della cittadina di Polignano a Mare (Bari);

vessillo che il caro don Massimo aveva personalmente portato in corteo per le vie di Gaeta nel febbraio 2017, prima che venisse innalzato sulla fortezza.

Naturalmente questa bandiera, un po’ malconcia dopo un anno di esposizione alle intemperie e alla salsedine,

ha per tutti questi motivi un significato e un valore inestimabile:

per questo è stata riportata nelle Puglie in modo da essere rimessa al meglio, in attesa di una sua degna e definitiva collocazione.

 

Non si può tacere, infine, sugli interventi di notevole spessore culturale che hanno animato queste giornate gaetane;

questi hanno toccato il loro culmine nella lucida e determinata esposizione e riflessione offerta da Diego Fusaro, giovane filosofo che, pur essendo originario del Veneto,

non ha mancato di raccontare, con non troppa celata empatia, le oscure dinamiche che portarono alla decisione, sancita dai poteri forti del tempo,

di porre fine alla plurisecolare storia del Regno delle Due Sicilie.

 

A conclusione di questo convegno, riuscitissimo, ricco e denso di incontri, amicizia e rinnovato impegno,

mi sembra bello tornare ancora una volta alle ispirate parole di don Massimo che, come i nostri soldati, ripeteva anche lui: “a Gaeta”.

 

Era la parola d’ordine con cui ci si dava appuntamento per l’ultima difesa,

per stringersi intorno agli antichi valori e ideali, per ritrovare lo slancio nella lotta;

 

e don Massimo così diceva:

A Gaeta, dove lotta e si oppone un manipolo;

un manipolo come noi ma forte e vivo nello stesso ideale…”.

 

Questa forza e questa vitalità l’abbiamo sperimentata e la portiamo senz’altro con noi;

per continuare ad essere oggi questo manipolo al servizio della verità e del riscatto della nostra storia e della nostra terra.

 

 

 

P.S.: in basso si può visionare la galleria fotografica del Convegno di Gaeta e, soprattutto, il video con i momenti più salienti della manifestazione