Quarta Puntata: IL BATTESIMO DEL PICCOLO PRINCIPE LO VOGLIO SANTO

Dopo quella lunga e festosa mattinata, ecco  che il caro Re Ferdinando commosso porta il piccolo Principe nella stanza della Regina, e con tenerezza si avvicina alla pia Maria Cristina per porgergli l’augusto angioletto. Ella felice lo accoglie tra le braccia, e poi con uguale tenerezza guarda il suo amato Re.

 

Quanta dolcezza nello sguardo di questa sposa, di questa mamma. Anche il Re, uomo forte, soldato, si lascia trascinare da una dolcezza e tenerezza incredibile, e con  i suoi occhi che luccicano dalla commozione, guarda i suoi due tesori, li ammira, e delicatamente accarezza la sua buona Regina.

 

Mentre questa mamma stringe al cuore il proprio bambino, lo accarezza e lo bacia, e pur rimanendo silenziosa, dal suo cuore parte un dialogo di amore con il suo piccolo dono di Dio, i suoi occhi esprimono un canto di gioia e riconoscenza, e si fa piccola anch’ella insieme a quel suo bambino. Un canto di grazie a Dio, al piccolo Francesco, al suo Re, che mestamente intona nel proprio cuore anch’egli un canto silenzioso. Poi sempre più Maria Cristina stringe a sé quel piccolo, e quasi presagendo il futuro, dice al caro Ferdinando: <<Ti affido questo figlio, parlagli di me quando sarà grande, sarai responsabile della sua vita, fallo crescere buono e generoso…. E tu sii sempre il buon padre del tuo popolo>>.

 

Dopo aver nuovamente abbracciato il suo dolce bambino, primo pensiero della premurosa mamma, pur desiderando intensamente tenere ancora a lungo tra le sue braccia il suo tenero pargoletto, è quello di offrire a Dio il suo augusto nascituro.

 

Non poteva che essere questo il suo primo desiderio, così ricca la tenera sovrana di Napoli di quelle virtù cristiane, che già ne facevano presagire la sua santità.

 

Aveva dato i natali ad un uomo, ma ora desiderava che quell’uomo, nella grazia del Santo Battesimo, fosse rivestito nuovamente della figliolanza divina.

 

Mamme cristiane di una volta! Non vola il suo pensiero a quelle, seppure naturali, soddisfazioni umane. Non pensa a “merletti”, a “feste” o “celebrazioni particolari” per quel suo bambino, ma solamente alla cosa più necessaria, più autentica, più meritevole, imprimere in quel bambino il sigillo della santità. E subito ne è accontentata!

 

In fin dei conti il “buon Ferdinando”, uomo concreto e di grande autenticità, neppure è consone a quelle “sciccherie” di tanti “parrucconi”. Non è per nulla predisposto alle apparenze, ma anch’egli guarda alla sostanza della vita. Uomo religiosissimo, intimamente cattolico, legato al Papa e difensore della fede e delle sane tradizioni, non può   che anch’egli  mettere al primo posto per quel suo primogenito quel Santo Sacramento, che lo  avrebbe per sempre fatto figlio di Dio,  membro della Chiesa, devoto figlio del Romano Pontefice.

 

E così, accogliendo l’invito della sua amata sposa, tutto predispone, perché al più presto l’infante reale potesse ricevere il Santo Battesimo..

Tutto è ormai pronto nella Cappella Palatina  del Palazzo Reale,  e il cappellano sente tutto l’orgoglio e il piacere di compiere questo santo e  nobile atto.

 

Da subito un messaggero è speditamente partito per la Corte Pontificia, e certamente in breve tempo anche il Romano Pontefice, Gregorio XVI,  ha avuto notizia del felice evento. Che festa nel cuore di quel Santo Padre, apprendere che Re Ferdinando, suo fedele figlio, e la pia Maria Cristina, hanno messo al mondo un angelo. Anch’egli trepidante aspettava questo lieto giorno,  e conoscendo la devozione e il grande amore di Re Ferdinando per la sua persona, immediatamente invia la sua benedizione al caro fanciullo. E certamente quel virgulto di Casa Borbone delle Due Sicilie, figlio di quel grande Re e di quella Santa Mamma, non poteva che stare nel cuore del Papa.

 

Insieme alla Corte di Napoli, anche quella del Pontefice è nella gioia  per la nascita del piccolo Francesco. E il Papa in cuor suo ha pregato e consacrato a Dio l’augusto pargolo di Casa Borbone.

Giunge il momento atteso, Ferdinando stesso accompagna il Regale Infante al fonte battesimale. È il 17 gennaio 1836.

 

Nell’atrio che troneggia la Cappella Reale già attendono i membri della Famiglia Reale e altri ospiti, e la guardia di onore è già tutta in fila ad attendere il Sovrano e il dolce pargoletto. Intona la banda reale il caro inno, quella dolce melodia che anni addietro aveva scritto il maestro Paisiello, devoto figlio del Regno.  

              

E  sommessamente qualcuno canta: <<Iddio conservi il Re, per lunga e lunga età come nel cuor  ci  sta…. Viva Fernando il Re!>>. E mentre le dolci note dell’inno rimbombano nei grandi saloni, e le voci sommesse cantano, certamente nel cuore di tutti, e non solo dei presenti, ma di ogni napoletano, di ciascun figlio delle Due Sicilie, nasce spontanea una preghiera: <<Iddio conservi Francesco, per lunga e lunga età nel cuore di ciascuno, lo serbi al trono dei suoi Padri e lo mantenga sempre vivo nella nostra memoria!>>.

 

Sorride felice il Sovrano ai suoi soldati, e mostra loro l’augusto tesoro. Si illuminano gli occhi di quegli uomini d’arme, e quasi vogliono fissare nella loro mente il volto del loro Principe. Dinanzi al Principe di Calabria si inchinano gli astanti, e i bravi militari esultanti gridano: viva il Principe di Calabria! Viva il Principe Francesco!

Tutti entrano nella cappella, dove il sacerdote trepidante e commosso li attende per compiere il sacro rito.

 

Con devozione si segnano, e chinando il capo con rispetto e adorazione dinanzi al Sacro Tabernacolo, si pongono devotamente ai loro posti.

Chiamati al Fonte dal sacerdote, il Re e il piccolo Francesco si presentano, e inizia il rito del Battesimo.

 

“Che nome date al vostro bambino?”. Già quel nome un programma: Francesco d’Assisi! Come il poverello d’Assisi, il santo della semplicità e dell’umiltà, così questo bambino nella sua esistenza farà della semplicità e dell’umiltà la sua bandiera. Come poteva essere diversamente, lui che è il figlio della santa, che  come suo padre Ferdinando ha dato all’essenzialità della vita un grande valore, rifuggendo le vanità e le grandezze? E come il santo poverello, anche lui, rifiutando la corruzione, l’infedeltà, la vendita dell’onore, morirà in semplicità e povertà. Poi  gli  viene aggiunto il nome di Maria, la Vergine Santa, che di questo Regno, dove grandi uomini e santi ne hanno decantato le lodi, è la celeste Patrona. A Santa Maria fin dall’infanzia la Regina Maria Cristina era stata consacrata, di Santa Maria lo stesso Ferdinando è devoto, e ne porta lo scapolare del Santo Carmelo, a Santa Maria viene consacrato l’eletto Principe, che di lei sarà devoto figlio per tutta la vita. E poi viene aggiunto il nome di Leopoldo, un nome caro in famiglia.

 

Di seguito il sacerdote esplica tutti gli atti del sacro rito, che tutti seguono con grande commozione. Si giunge al momento culminante, quando chinato il fanciullo sul sacro fonte, il sacerdote per tre volte gli versa l’acqua sulla fronte, pronunciando le sante parole: Francesco d’Assisi Maria Leopoldo, io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E tutti,rivolti i loro sguardi al piccolo principe,con grande devozione rispondono: Amen. 

Dopo il rito sacro, che tutti hanno seguito con grande commozione, il Re con il suo pargoletto si avvia spedito nuovamente verso la stanza della Regina. La  sua situazione è preoccupante, e la sua vita è appesa ad un filo. Ma ella è serena nel suo letto, e attende che le portino nuovamente quel suo figlioletto, felice che il suo piccolo Principe ha ricevuto questo dono straordinario del Battesimo, e prega devotamente nell’attesa di prenderlo ancora  tra le sue braccia. Non trema il suo cuore,  e non ha paura del futuro, ha grande fiducia in Dio, e sa che la Provvidenza non farà mancare un sostegno al suo piccolo.

 

Mentre pensa  e prega per tutto questo, ricorda a tutte le volte che la Divina Provvidenza l’ha soccorsa nella sua vita. Nata a Cagliari, dove a causa dell’infausta rivoluzione e l’occupazione dei francesi, la sua regale famiglia era stata costretta a fuggire. Anche questo un disegno divino, che l’ha voluta figlia di quella sacra terra sarda, dove ha vissuto anni sereni e splendidi. Non sono mancati anche a lei lutti e dolori, infatti ben presto lei e le sue sorelle rimasero orfani del devoto Re Vittorio Emanuele I, detto”il tenacissimo”, figlio di una Borbone, sorella di Re Carlo III, , e grande nemico della rivoluzione. Ritornata nella corte di Torino, ormai in mano ai parenti Carignano, sempre umile e sottomessa rimane obbediente all’allora re Carlo Alberto, lasciandosi sempre illuminare da Dio. La Divina Provvidenza, seppure lei pensava di doversi fare religiosa, ha voluto che lei sposasse il buon Re Ferdinando, e l’ha portata a Napoli, dove ha trovato tanta felicità. E oggi la Divina Provvidenza l’ha fatta diventare Mamma, ed è sicura che quel figlio sarà non solamente un grande Re, ma soprattutto un grande santo.

 

Mentre i suoi pensieri rimembrano il passato, ecco giungere il suo Ferdinando, sorride la donna nel guardare quel padre che stringe con amore il suo figlio tra le braccia. Il Re si avvicina a lei con tenerezza, e le offre il piccolo fardello, sorridendo e lacrimando allo stesso tempo. È provato e sofferente Ferdinando nel vedere la sua sposa soffrire. La Regina lo guarda, gli sorride, e serena gli stringe amorevolmente la mano, mentre sul suo grembo accoglie e stringe il suo bambino. Che stupenda scena, da immortalare in un eterno ritratto, da conservare nel cuore stesso della storia, l’immagine di una mamma che stringe amorevolmente il suo bambino, di uno sposo e padre che ammira teneramente e commosso i suoi veri tesori, una unione santa  eternamente e fortemente voluta dall’amore.

 

Poi Ferdinando guarda intenerito la sua donna che stringe al petto suo figlio, e con quegli occhi lucidi di pianto, le promette che per quel figlio anche lui darà la sua vita.

 

La Regina stringe ancora con amore il suo bambino, guarda raccolta il suo sposo, e con voce tremula gli dice: lo voglio santo!

 

Da lontano giunge il suono delle campane della basilica, e Dio stesso, che dal cielo accoglie questa offerta, risponde al buon proposito di questa mamma: lo voglio santo!