Seconda Parte: L’ATTESA DEL FIGLIO

Da poco è trascorso l’inverno, non tanto rigido. Quasi sempre questa meravigliosa terra del mezzogiorno  è riscaldata dal sole, e la buona Regina si rallegra a guardare il cielo sempre limpido, e ad ascoltare il rumore del bel mare napoletano. Sembrano le note armoniose di un solenne concerto. Ormai si avvia la primavera, e i due sovrani già programmano le buone cose da fare.

Sta quasi per terminare febbraio, e il Re deve recarsi a Caserta per alcuni affari del Regno, e per fermarsi un poco nella bella e maestosa Reggia Casertana. Ama intensamente quel posto, e anche la buona Regina è felice di andare qualche giorno a Caserta. Certamente ha in programma di fare una capatina anche a San Leucio, nella bella residenza dove si lavora la seta.

 

In quella bellissima residenza, poco distante dalla Reggia,  la saggezza di Re Ferdinando I, il simpatico Re Lazzarone, aveva organizzato un esperimento di grande emancipazione e promozione sociale, lasciando alla storia la memoria di un Codice di Leggi, per quei tempi davvero unico nel suo genere. L’illuminato Re, dopo quel  primo esperimento di San Leucio, aveva pensato di allargare quell’avanzato progetto in tutto il Regno, facendo delle Due Sicilie un faro di grande civiltà. Ma purtroppo i rumori dell’iniqua rivoluzione, e la triste occupazione dei francesi, anche aiutata da tanti traditori della  Patria, non permisero lo sviluppo di questo progetto, e quella nobile fabbrica di seta andò un tantino a finire.

 

Dopo un tempo di abbandono della colonia lavorativa di San Leucio, l’avvento di Ferdinando II, anche aiutato dall’impulso della buona Regina Maria Cristina, ridà vitalità a quella industria.

 

Sin dall’inizio del suo avvento al trono Ferdinando II ha dimostrato entusiasmo e dinamicità, visitando dal nord al sud tutto il suo Regno. In poche occasioni anche la buona Regina lo accompagna. E proprio a San Leucio, dove il Re ha subito rimesso in movimento l’antica seteria, ampliandola con altre macchine ancora più prestigiose e moderne, la sapiente Maria Cristina, che crede nel ruolo socialmente attivo della donna, e che probabilmente aveva letto lo splendido Codice, ricco di cristianesimo sociale, sente l’impulso di promuovere maggiormente il lavoro e l’emancipazione femminile.

 

 

Già nell’antico  Codice di San Leucio, voluto da Re Ferdinando e dalla Regina Maria Carolina,  un vero trattato di modernità ed eguaglianza che sprigionava dalla sapienza del Vangelo, vi sono diverse postille che in quei tempi, in cui ancora la donna è vista  in maniera superficiale e limitata, emancipano ed esaltano il ruolo femminile. Anche la saggia Maria Cristina e   il buon Ferdinando, partendo da quei concetti, rilanciano con dignità il ruolo della donna in seno alla famiglia, nel lavoro e nella società. È per le lavoratrici di San Leucio è sempre una gioia ritrovarsi con la loro Regina.

 

Dopo la permanenza a Caserta, i due sovrani tornano a Napoli, dove si preparano alla Pasqua ormai prossima. La santa Regina vive sempre la quaresima in maniera sobria e austera, intensificando la preghiera e la penitenza. Non manca il buon Ferdinando, cattolico assai assennato e disposto all’essenzialità della vita, di vivere una quaresima fondata sulla ricerca delle cose essenziali. Ma quella Pasqua del 1835, venuta il 19 aprile, è vissuta dalla buona Regina ancora in maniera più intensa, sentendo la percezione che Dio le avrebbe presto fatto dono di un figlio.

 

Ella da tempo desidera questo miracolo, e lo aveva sentito per certo nell’ultimo suo pellegrinaggio al bel santuario di Mugnano , ed ora, proprio in questo tempo santo, sente con viva fede che Dio sta realizzando quel suo desiderio di essere mamma. Come descrivere l’ansia e l’esperienza interiore di quest’anima, che già nel suo cuore gusta questo tempo di attesa, e mira il volto sconosciuto di quel dono che le viene dal cielo? Ogni bambino che deve nascere, anche se sconosciuto,  è un dono, e insieme un segno visibile che Dio ancora ama l’umanità. Come si sente amata questa donna, ora che percepisce dentro di sé, e nei primi sintomi del suo corpo,  il realizzarsi di una vita.

In quelle prime settimane ella sente il formarsi di questa vita; anche se ancora molto lievemente sente le diverse tappe che vanno formando nel suo grembo questo bambino. Inizia per lei questo lungo viaggio di amore, seppure ancora incerto, e settimana per settimana questa presenza diventa più vera.

La sua attesa è accompagnata dal tempo che scorre, e gelosamente tiene nascosto nel suo cuore il gioioso segreto, lo coccola con il suo pensiero, lo disegna con la sua mente, lo rende vivo nel suo cuore, per prepararsi poi a condividere questa sua festosa attesa con il suo sposo, con quanti le vogliono bene, con questo popolo che attende con ansia l’arrivo di questo bambino.

Finalmente alla fine di maggio la sua gravidanza diventa certezza, e mentre ringrazia la Vergine Immacolata e la tenera santa Filomena per il dono ricevuto, con commozione e gioia si appresta a dare l’annuncio al buon Re che presto sarà padre. Va nel  salone del Re, e con voce tremula gli annuncia che stanno per vivere uno dei momenti più belli nella vita di una coppia, l’attesa di una nuova vita; un bambino che sta per venire al mondo. Egli la guarda ammirato e commosso, e insieme a lei innalza a Dio la sua lode…. Da li a pochi mesi la splendida reggia napoletana sarà benedetta dai vagiti del principe di Calabria. Ne è certo il buon Re, la sua amata Regina metterà al mondo “il sole di Napoli”.

Ora bisogna dare il felice annuncio a tutta la famiglia, ai ministri e al popolo napoletano. I due sovrani organizzano un momento di festa, dove sono presenti i membri della Casa Reale, i ministri e diversi nobili del Regno. Durante quel momento il Re annuncia la gravidanza della Regina. Subito dopo si affaccia insieme alla bella Maria Cristina dalla loggia del Palazzo Reale. In strada ci sono migliaia di napoletani, che avvisati dai banditori, sono accorsi per sentire l’annuncio del Re. Questa notizia è accolta con gioia, e gli allegri partenopei incominciano a suonare e danzare in onore della loro Regina e del Re, ma ancor più per la gioia che presto la loro sovrana darà alla luce l’atteso erede.

 

Ben presto in tutto il regno arriva la lieta novella, e tutte le campane di Napoli e del Regno suonano a festa per l’attesa di questo figlio.

 

Anche  la corte di Torino e il Romano Pontefice sono  avvisati che presto il Re di Napoli avrebbe avuto il suo erede.

Sin dai primi momenti i medici di corte si accorgono della debolezza fisica della Regina, e che quella gravidanza è molto difficile, quindi la gestante ha bisogno di aria buona e molto riposo. Dopo i primi mesi di gravidanza, vissuti a Napoli circondata dall’affetto della famiglia e dei cortigiani,  il Re organizza subito la partenza della Regina per Portici, dove con l’aiuto della servitù e di bravi medici, la buona Cristina avrebbe portato a termine serenamente la sua gravidanza. 

Partono insieme da Napoli, e tutto è predisposto nella bella Reggia di Portici, tanto gradita alla pia Maria Cristina, perché ella potesse trovarvi serenità, riposo e cure adatte. Prima di raggiungere la città di Portici, i due sovrani passano da Mugnano del Cardinale, dove almeno ogni mese si recano per pregare la dolce Santa Filomena.

La buona Regina vuole pregare la sua santina e ringraziarla della sua intercessione, e vuole affidarle sin d’ora il futuro principe. Dopo questo breve pellegrinaggio, essi raggiungono Portici, dove la futura mamma si tratterrà per un lungo periodo.

 

Scorre sereno quel  tempo nella bella Reggia di Portici, dove la Regina passa il suo tempo scrivendo o leggendo, e tante volte passeggiando nel bellissimo parco, soffermandosi ad ascoltare il canto degli uccelli o ad ammirare la bellezza dei fiori. Passa anche il suo tempo a preparare con le sue mani il corredo del piccolo principe che deve venire al mondo, e completa il ricamo della bellissima Bandiera del Regno, che già da tempo aveva iniziato nella Reggia di Napoli.

 

Spesso anche il Re la raggiunge a Portici e passa con lei diversi giorni, e insieme parlano di quel figlio desiderato, sognano il  magico momento della sua nascita, pensano al loro futuro. Ma quante volte la buona Regina, dinanzi ai sogni del futuro diventa silenziosa e guarda lontano, quasi a presagire che la sua grande missione terminerà nel dare al mondo quel figlio. Il Re, seppure uomo di azione e poco dedito alle sdolcinerie, non manca nel vederla silenziosa e riflessiva, a farle una carezza e a sorriderle dolcemente. Lei è felice della sua presenza. I giorni che trascorrono insieme il caro Re li vive solo per lei, e spesso passeggiano insieme nel meraviglioso giardino della Reggia, o lungo la bella spiaggia che si trova accanto al parco, e si fermano a sentire la musica del mare e ad ammirare l’azzurro del cielo.

Ormai è prossima la nascita del piccolo erede, e siamo in novembre, si avvicina la festa del compleanno della Regina.

 

Il buon Re non manca per l’occasione di quel giorno lieto del 14 novembre, anniversario della nascita della cara Maria Cistina,di organizzarle una piccola festa, almeno con i più intimi. A questa partecipa buona parte della Famiglia Reale.

 

Non mancano tanti nobili della città di Portici. Anche il popolo, lieto di questo evento, fa giungere dalle strade di Portici il proprio augurio alla Regina, con canti e musiche popolari.

 

In questa giornata fantastica la buona Regina non può fare a meno sin dall’alba di ringraziare Dio per il dono della vita, per la bella famiglia che gli ha donato, per questo caloroso e straordinario popolo, e ancor più per il dono del figlio che sta per nascere. Una solenne Santa Messa viene celebrata da Padre Terzi, confessore della Regina, nella cappella della Reggia, e le campane di Portici suonano a festa per il compleanno della Regina. Il devoto Padre Terzi non lascia mai la sua buona e santa penitente.

Felice la Regina continua il suo faticoso, ma straordinario viaggio,  verso la fine della sua gravidanza. Siamo nella novena del Natale, e ovunque si sente il bellissimo e tradizionale  suono degli zampognari. Nella Reggia il buon Padre Terzi ogni giorno celebra la santa messa, e si ascoltano le belle riflessioni della novena  accanto al presepe.

 

Sempre la preghiera e la fede accompagnano il percorso della pia Regina, e certamente quel Natale lo sta vivendo in pienezza, pensando che il suo bambino, come il piccolo Gesù, è un dono dell’amore di Dio. Non manca nelle sue preghiere di chiedere al buon Dio e alla Vergine Santa di benedire la sua gravidanza, e di aiutarla a mettere al mondo un figlio sano, e che diventi buono,coraggioso e santo.

Chissà che la buona Regina non intravedeva già profeticamente, in quel  suo figlio, una somiglianza con il figlio di Maria. Come il piccolo bambino di Betlemme anche il piccolo principe napoletano sarebbe stato toccato sin da piccolo dalla prova e dalla sofferenza, e poi da grande, seppure buono e giusto,  anche lui avrebbe provato l’amarezza del tradimento, dell’iniquità, dell’abbandono, della povertà.

 

La buona Maria Cristina chiede sempre preghiere alla sua cameriera Rosa Borsarelli, ma certamente a tanti altri, perché:   “Iddio e la Madonna mi aiutino, e mi facciano la grazia di mettere al mondo una creatura sana e forte, che crescendo sia buono e col tempo si faccia santo”.

Subito dopo le feste di Natale, trascorse a Portici, ecco che all’inizio del gennaio 1836 si fa sempre più prossima la felice nascita.

 

Allora già ci si prepara a lasciare Portici, per raggiungere il Palazzo Reale di Napoli, dove dovrà nascere l’infante reale. Prima di lasciare questa città la buona Regina, forse  già previdente di quello che le succederà, felice di offrire la sua vita per la vita di quel figlio desiderato, scrive alla sorella, duchessa di Lucca: «Questa vecchia va a Napoli per partorire e morire».

 

Subito dopo si parte da Portici per Napoli, dove dovrà venire al mondo il figlio della Santa.