PREGHIAMO INSIEME PIO TRANSITO DI FRANCESCO II DI BORBONE RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE 27 dicembre 2016

Guida: Nel nome del Padre che ci ha creati,

del Figlio che ci ha redenti

e dello Spirito che ci ha santificati.

 

Tutti:     Amen.

 

Canto introduttivo : Quando busserò

 

Quando busserò alla tua porta,avrò fatto tanta strada,

avrò piedi stanchi e nudi, avrò mani bianche e pure…

Avrò fatto tanta strada, avrò piedi stanchi e nudi,

avrò mani bianche e pure, o mio Signore…

 

Quando busserò alla tua porta, avrò frutti da portare,

avrò ceste di dolore,avrò grappoli d'amore.

Avrò frutti da portare, avrò ceste di dolore,

avrò grappoli d'amore, o mio Signore…

 

Quando busserò alla tua porta avrò amato tanta gente,

avrò amici da ritrovare e nemici per cui pregare.

Avrò amato tanta gente, avrò amici da ritrovare
e nemici per cui pregare. O mio Signore, o mio Signore…

Guida: Vogliamo in questo nostro incontro di preghiera ricordare il pio transito del buon Re Francesco II di Borbone, avvenuto ad Arco di Trento il 27 dicembre 1894. In tutta la sua esistenza egli, che si è  sentito chiamato da Dio alla vita e al ruolo di Re, sui passi di Cristo Re e Signore ha voluto sempre camminare, facendo del Santo Vangelo il suo Codice di Vita. Proprio per questo non si lasciò corrompere dagli eventi della storia, e compiendo con saggezza e santità di vita il suo dovere di re cristiano, rifuggendo le vanità del mondo e gli inganni del suo tempo,  seppe guardare sempre alla Luce del Regno eterno. Un vero modello per quanti sono chiamati a governare e per tutti noi.

Insieme  vogliamo ringraziare e lodare Cristo Re della storia, che attraverso l’esempio di questi testimoni della fede, uomini giusti, conduce i nostri passi ai beni eterni.

Dall’Inno  di Francesco II:

 

A Cristo Re  si canti la lode,

a Lui che è gloria e meta dei santi

che chiama alla sequela qui in terra

del suo Vangelo, segno di Vita,

piccoli e grandi, semplici e re,

per esser  sempre segno di Amore.

Rit. O Cristo Re, Signore della storia,

        glorifica quaggiù l'eletto re,

         l'umile e buono Francesco di Borbone,

         che ti seguì sui passi del Vangelo.

 

A Gesù Cristo, amico e speranza,

tu re Francesco volgesti i tuoi passi,

senza l’inganno del buio del cuore,

e nella Luce fissasti il tuo sguardo,

tua gloria non fu la gloria del mondo,

ma il Regno eterno dell'Eterno Amore.

Rit. O Cristo Re, Signore della storia,

         glorifica quaggiù l'eletto re,

         l'umile e buono Francesco di Borbone,

         che ti seguì sui passi del Vangelo.

 

LETTURA: Dal libro della Sapienza 3, 1-19

 

Ai giusti il possesso del regno

 

Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,

nessun tormento le toccherà.

Agli occhi degli stolti parve che morissero;

la loro fine fu ritenuta una sciagura,

la loro dipartita da noi una rovina,

ma essi sono nella pace.

Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,

la loro speranza è piena di immortalità.

In cambio di una breve pena

riceveranno grandi benefici,

perché Dio li ha provati

e li ha trovati degni di sé:

li ha saggiati come oro nel crogiuolo

e li ha graditi come un olocausto.

Nel giorno del loro giudizio risplenderanno;

come scintille nella stoppia, correranno qua e là.

Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli

e il Signore regnerà per sempre su di loro.

Quanti confidano in lui comprenderanno la verità;

coloro che gli sono fedeli vivranno

presso di lui nell'amore,

perché grazia e misericordia

sono riservate ai suoi eletti.

 

Salmo 4

 

Quando ti invoco, rispondimi, Dio, mia giustizia:

dalle angosce mi hai liberato; pietà di me, ascolta la mia preghiera.

 

Fino a quando, o uomini, sarete duri di cuore?  Perché amate cose vane e cercate la menzogna?

Sappiate che il Signore fa prodigi per il suo fedele:  il Signore mi ascolta quando lo invoco.

 

Tremate e non peccate, sul vostro giaciglio riflettete e placatevi.

Offrite sacrifici di giustizia  e confidate nel Signore.

 

Molti dicono: "Chi ci farà vedere il bene?". Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

 

Hai messo più gioia nel mio cuore  di quando abbondano vino e frumento.

In pace mi corico e subito mi addormento:  tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare.

 

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora e sempre  nei secoli dei secoli. Amen.

Prima tappa di preghiera: si sentiva amato da Dio

 

Guida: Il buon Re Francesco II nacque a Napoli il 16 gennaio 1836 dalla dinastia dei Borbone Due Sicilie, un vero figlio della terra partenopea e onore e vanto per tutto il popolo meridionale. Portò sempre vivo in lui la memoria di essere il figlio di una mamma santa, e mantenne sempre ferma la sua volontà di essere re sui passi di Cristo Re, e farsi servo del suo popolo. Si mantenne forte e fermo nella fede, sapendo di essere amato e prediletto da Dio. Un vero esempio di santità per il nostro tempo. Passano le vanità e i poteri del mondo, ma mai si potrà cancellare la memoria dei santi. 

Salmo 1

 

Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi,

non indugia nella via dei peccatori

e non siede in compagnia degli stolti;

ma si compiace della legge del Signore,

la sua legge medita giorno e notte.

 

Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua,

che darà frutto a suo tempo

e le sue foglie non cadranno mai;

riusciranno tutte le sue opere.

 

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora e sempre  nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

Lettore: dalla vita di Francesco II di Angelo Insogna

 

La vita di Francesco ll fu una serie di prove che dovevano condurlo ínsensibílmente alla tomba. In tutti questi suoi patimentí non desistette mai di domandare a Dio “perché mai lo conservasse ancora in vita e che cosa desiderasse dal suo servo”.

Questo era il gemito che emetteva dal petto, quando le sue sofferenze divenivano troppo intense.

Fu quasi sempre infermo, e tuttavia non desisteva mai dal lavoro.

Il lavoro e i patimenti si divisero fra loro la vita di questo pio Re, che non ebbe della sua corona che acerbe punture.

Francesco lI nelle sue acerbezze, ebbe sempre da Dio testimonianza di essergli caro, e che Iddio tanto più lo amava, quanto più esso soffriva. [……………………………………………….]

E tuttavia questo uomo veramente santo, non avrebbe dovuto morire sì giovane.

Lo confessava esso stesso, ma soggiungeva subito saper di egoismo l'augurarsi di essere liberato dalla servitù di questo mondo, finché può farsi un qualche bene; "Però -sono parole sue -quando Iddio mi chiamerà nel soggiorno della sua gloria, mi piegherò dinanzi alla sua volontà e lo ringrazierò”.[………………….]

Sembrava del tutto simile alla santa ed augusta sua madre , alla cui beatifìcazione avrebbe voluto assistere : Era tanto umile e si rimpiccioliva tanto da non apparire nulla della sua reale grandezza.

 

 Dall’Inno  di Francesco II:

 

Tu dei Borbone eletto virgulto,

vanto e onore della nostra terra,

fin da fanciullo, o figlio di santa,

fu tuo volere il Volere del Cielo:

essere del Re l'umile servo,

per Lui servire le tue genti.

Rit. O Cristo Re, Signore della storia,

         glorifica quaggiù l'eletto re,

         l'umile e buono Francesco di Borbone,

         che ti seguì sui passi del Vangelo.

 

Tu della fede campione e maestro,

fu tua scienza la Santa Parola,

e consacrasti nell'umile fede

quella tua santa e real vocazione,

fu tua corona l'Amore di Cristo,

Lui solo specchio di ogni virtù.

Rit. O Cristo Re, Signore della storia,

         glorifica quaggiù l'eletto re,

         l'umile e buono Francesco di Borbone,

         che ti seguì sui passi del Vangelo

Seconda tappa di preghiera: è stato un esempio di saggezza e santità

 

Guida: La storia dei vincitori ha sempre voluto  far credere che fosse un re semplicione, debole ed inetto, nulla di più falso. È stato invece un saggio, che da re cattolico amava innanzitutto la pace, il bene della sua gente, la concordia nel suo regno. Egli inorridiva dinanzi allo spargimento di sangue e ai patimenti del popolo. Già ai suoi tempi molti detrattori, che poi furono quelli che lo tradirono e furono una spina nel suo fianco, lo mettevano in grandi difficoltà con queste dicerie. A questi egli stesso rispose quando scrisse quell’8 dicembre del 1860: “Sono un Principe vostro, che ha sacrificato tutto al suo desiderio di conservare la pace, la concordia, la prosperità tra' suoi sudditi. Il mondo intero l'ha veduto: per non versare il sangue ho preferito rischiare la mia corona. I traditori pagati dal nemico straniero sedevano accanto ai fedeli nel mio Consiglio; ma nella sincerità del mio cuore io non potea credere al tradimento. Mi costava troppo punire; mi doleva aprire dopo tante nostre sventure un'era di persecuzione; e così la slealtà di pochi e la clemenza mia hanno aiutato la invasione Piemontese, pria per mezzo degli avventurieri rivoluzionari e poi della sua armata regolare, paralizzando la fedeltà de' miei Popoli, il valore dei miei soldati.

In mano a cospirazioni continue non ho fatto versare una goccia di sangue; ed hanno accusata la mia condotta di debolezza. Se l'amore più tenero pei miei sudditi, se la fiducia naturale della gioventù nell'onestà degli altri, se l'orrore istintivo al sangue meritano questo nome, io sono stato certamente debole. [……..]Se questi erano i miei torti, preferisco le mie sventure ai trionfi dei miei avversari”.

In queste semplici e calorose parole si racchiude tutta la grandezza di Francesco II di Borbone,  che ha amato l’equità e la giustizia, desiderando il bene, sacrificando anche se stesso per realizzarlo, rifiutando ogni compromesso e corruzione. Il re accogliente e caritatevole,  che con la sua vita di saggezza e santità non ha vacillato e non si è lasciato corrompere di fronte al tradimento.

Una bella testimonianza a riguardo, è quella di un suo contemporaneo, il Barone Tristano Lambert, che conferma questo pensiero. La scrisse in una una sua lettera del 21 agosto 1897, pochi anni dopo la morte del Re,  dove con vera devozione e “di buon cuore” ne   traccia la sua figura, augurandosi che questa testimonianza possa <<contribuire a portare una pietra all’edifizio che vi proponete di alzare alla memoria di Francesco II, “Re santo, grande, eroico e benigno”>>. Egli ne traccia un profilo spirituale religioso, sottolineando la cattolicità del sovrano. Il Lambert lo paragona a due grandi Re, San Luigi di Francia, San Ferdinando, e in ultimo alla santa mamma di Francesco II, la Beata Maria Cristina. E ne traccia  poi un profilo umano, asserendo che egli è “profondamente dotto e sapiente e di carattere dolcissimo, semplicissimo e laborioso, franco e moderato! Era espertissimo tanto sopra le quistioni teologiche quanto sopra le quistioni politiche, diplomatiche e militari. Nessuno conosceva l’Europa e l’Italia al pari di lui. Avrebbe egli procurato al suo regno dignità, prosperità e sicurezza immense”.

Quindi davvero un grande sovrano, un vero napoletano, un cristiano santo.

Salmo 26

 

Signore, fammi giustizia: nell'integrità ho camminato,

confido nel Signore, non potrò vacillare.

 

Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente.

La tua bontà è davanti ai miei occhi  e nella tua verità dirigo i miei passi.

 

Non siedo con gli uomini falsi  e non frequento i simulatori.

Odio l'alleanza dei malvagi,  non mi associo con gli empi.

 

Lavo nell'innocenza le mie mani  e giro attorno al tuo altare, Signore,

per far risuonare voci di lode e per narrare tutte le tue meraviglie.

Signore, amo la casa dove dimori  e il luogo dove abita la tua gloria.

 

Non travolgermi insieme ai peccatori,  con gli uomini di sangue non perder la mia vita,

perché nelle loro mani è la perfidia,  la loro destra è piena di regali.

 

Integro è invece il mio cammino;  riscattami e abbi misericordia.

Il mio piede sta su terra piana;  nelle assemblee benedirò il Signore.

 

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora e sempre  nei secoli dei secoli. Amen.

 

Lettore: dalla vita di Francesco II di Angelo Insogna

 

L'intera sua vita con le volontarie sue privazioni e con le sue austerità, era a tutti che lo avvicinavano di edificante esempio.

Quando qualcuno della sua corte faceva osservare al Re che la rivoluzione era stata infame riducendolo a vivere in un locanda, Francesco II rispondeva: “che un Re, il Re dei re non aveva avuto ove riposar la sua testa!”.

Dava ai poveri quanto poteva, privandosi pure del necessario. Dove Francesco II scorgeva potersi dar gloria a Dio, o salvare le anime vi si sentiva spinto irresistibilmente. Fondò esso la Confraternita del Sacro Cuore a Basse-Motte.

Seppe istillar la pietà verso Dio e verso il prossimo, con l'esempio che ne dava, non solo nell'animo dei suoi cortigiani, ma pure di persone che, prima di conoscerlo, si compiacevano aver nomea di liberi pensatori.

[……………...]  Il suo regno, il suo esilio, tutta la vita sua ci offrono uno specchio di saviezza e di santità. Fu sempre e dovunque il sostegno dei poveri. Chi può ridire i miracoli della carità sua ? Avrebbe desiderato posseder montagne miniere inesauribili di oro per soddisfare alla sua grande liberalità.

 

Dall’Inno  di Francesco II:

 

Fu tua gioia pace e  concordia,

ergere sempre e solo il  bene,

nella mitezza e dolcezza del cuore

tu rinvenisti la grande fortezza,

gioia trovasti nel solo perdono,

e  tu avesti croce e pazienza.

Rit. O Cristo Re, Signore della storia,

         glorifica quaggiù l'eletto re,

         l'umile e buono Francesco di Borbone,

         che ti seguì sui passi del Vangelo.

Terza tappa di preghiera: esempio di rassegnazione nelle amarezze e nelle sofferenze

 

Guida: La giornalista Matilde Serao ha scritto all’indomani della morte di Francesco II, in un articolo intitolato “il re di Napoli”, e comparso sul giornale “il mattino”, del quale era la direttrice:

 

«Don Francesco di Borbone è morto, cristianamente, in un piccolo paese alpino, rendendo a Dio l'anima tribolata ma serena. Giammai principe sopportò le avversità della fortuna con la fermezza silenziosa e la dignità di Francesco II. Colui che era stato o era parso debole sul trono, travolto dal destino, dalla ineluttabile fatalità, colui che era stato schernito come un incosciente, mentre egli subiva una catastrofe creata da mille cause incoscienti, questo povero re, questo povero giovane che non era stato felice un anno, ha lasciato che tutti i dolori umani penetrassero in lui, senza respingerli, senza lamentarsi; ed ha preso la via dell'esilio e vi è restato trentaquattro anni, senza che mai nulla si potesse dire contro di lui. Detronizzato, impoverito, restato senza patria, egli ha piegato la sua testa sotto la bufera e la sua rassegnazione ha assunto un carattere di muto eroismo... Galantuomo come uomo e gentiluomo come principe, ecco il ritratto di Don Francesco di Borbone».

 Non si potrà certamente dire che questa giornalista, di idee liberali e avversa ai Borbone, possa aver scritto per amore di parte. Ella ha espresso una verità condivisa da molti. In tanti già allora consideravano Francesco II di Borbone un galantuomo, che ha dimostrato con dignità e onore la sua regalità fino in fondo, da assumerne addirittura l’eroismo dei santi.

Dignità, silenzio e coraggio, questo è stato il percorso della sua esistenza. Formato al culto della Verità, non volle mai compromettersi con la corruzione e  il tradimento  dei suoi valori. Preferì la calunnia, la povertà, la vita semplice, la sofferenza, piuttosto che venire meno al suo giuramento  di re e di cristiano. Mai alcuna parola di biasimo o di rancore dalla sua bocca, ma sempre parole di pace, di comprensione, di perdono e di incoraggiamento. La vita di preghiera è stata per lui fondamentale, per essere coraggioso e saper andare oltre le prove. Lo stesso Arciprete di Arco, mons. Giuseppe Maria Chini, così lascia scritto di lui: “Lo vedevo costantemente nella Chiesa, ai Sacramenti, alla Santa Messa, quasi ogni sera al rosario della Collegiata, al passeggio, o seduto qua e là con l’arciduca Alberto; e sempre ne riportavo l’impressione di una singolare bontà. Di gran modestia, e di persona che con grande eroismo sopporta, e vince le prove più dure, colla rassegnazione e la fede d’un cristiano perfetto”.

Possiamo realmente guardare a lui come a un modello di vera santità. Mite, umile, compassionevole, uomo di dignità e onestà, di preghiera e fedeltà, di grande carità e serena speranza.

Salmo 46

 

Dio è per noi rifugio e forza,

aiuto sempre vicino nelle angosce.

Perciò non temiamo se trema la terra,

se crollano i monti nel fondo del mare.

Fremano, si gonfino le sue acque,

tremino i monti per i suoi flutti.

 

Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio,

la santa dimora dell'Altissimo.

Dio sta in essa: non potrà vacillare;

la soccorrerà Dio, prima del mattino.

Fremettero le genti, i regni si scossero;

egli tuonò, si sgretolò la terra.

 

Il Signore degli eserciti è con noi,

nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

 

Venite, vedete le opere del Signore,

egli ha fatto portenti sulla terra.

Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,

romperà gli archi e spezzerà le lance,

brucerà con il fuoco gli scudi.

 

Fermatevi e sappiate che io sono Dio,

eccelso tra le genti, eccelso sulla terra.

 

Il Signore degli eserciti è con noi,

nostro rifugio è il Dio di Giacobbe. 

 

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora e sempre  nei secoli dei secoli. Amen.

 

Lettore: dalla vita di Francesco II di Angelo Insogna

 

Colpito da lungo tempo dal diabete, il [….] fìgliuolo di Maria Cristina capì ben presto che questa malattia doveva infallibilmente consumarlo e distruggerlo.

Tutti coloro che Io circondavano potettero ammirare la sua rassegnazione, e Dio solo sa la grandezza delle sofferenze sue. Riguardava questa sua malattia come un mezzo opportuno per aumentare il merito di un'anima veramente cristiana. Passò in una continua preghiera tutti gli ultimi giorni della sua vita. Una penna migilore della mia saprà un giorno narrar le virtù di questo gran Re e di questo martire che non desistette mai di essere nelle più grandi avversità, il più grande servo di Dio.

 

Dall’Inno  di Francesco II:

 

Tu  hai provato  calunnia e inganno,

e nell'esilio il tuo duro fardello,

e il triste pianto raccolto qui in terra,

ora in cielo raccogli allegrezza,

tu che di Cristo  seguisti il Calvario,

ora felice ne vivi la gloria.

Rit. O Cristo Re, Signore della storia,

         glorifica quaggiù l'eletto re,

         l'umile e buono Francesco di Borbone,

         che ti seguì sui passi del Vangelo.

Quarta tappa di preghiera:  la morte del giusto

 

Guida: 27 dicembre 1894 muore ad Arco, una ridente cittadina poco distante dal lago di Garda in provincia di Trento, Francesco d’Assisi Maria Leopoldo di Borbone Re delle Due Sicilie., rendendo a Dio l’anima serena.

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio. Così ci fa meditare il libro della Sapienza. La morte di Francesco II è stata proprio quella del giusto. Il buon Re che in tutta la sua vita ha vissuto da uomo giusto, realizzando e volendo tutto il bene possibile, ed edificando tutti quelli che lo incontravano, ora nel momento solenne della sua morte, sapendo di doversi incontrare con il solo Signore della storia, nelle cui mani dovrà versare i talenti ricevuti, è pronto a  cantargli  il suo ringraziamento. "Quando Dio mi chiamerà al soggiorno della sua gloria, mi piegherò dinanzi alla sua Volontà e lo ringrazierò". Fino in fondo egli ha saputo  compiere il suo dovere di uomo, di re, di cristiano, sempre impegnato nel lavoro, pronto ad accogliere ed amare, a sacrificarsi per servire il suo prossimo, a saper comprendere e perdonare, a vivere nella preghiera e nella carità. Ora è pronto a ricevere la corona di gloria. Chiude le ultime pagine del suo diario, proprio alla vigilia della sua morte, scrivendo: ho lavorato finora, mi sento stanco. Subito dopo si mette a letto, e nel passare di poche ore si aggravano le sue condizioni. La buona Regina Maria Sofia gli è vicina, assistendolo amorevolmente. Viene chiamato l’arciprete, che dopo aver celebrato la santa Messa nella stanza dell’infermo, gli fa la comunione come viatico e gli impone l’unzione degli infermi. Egli è ben sveglio e risponde con lucidità alle preghiere, cosciente che da lì a poco si incontrerà con il Signore.

Subito dopo, quasi ad entrare in intimo colloquio con Dio, si assopisce. Certamente in quel suo torpore ha rivisto la sua vita, ha pensato alla sua Patria napoletana, al suo popolo, al suo cielo. E così si addormenta per sempre il buon Re, si spezzano le catene del suo triste esilio, e accompagnato  dalla sua santa Mamma, torna alla Casa del Signore, alla vera pace.

Dal Salmo 116

 

Ho creduto anche quando dicevo: «Sono troppo infelice».

Ho detto con sgomento: «Ogni uomo è inganno».

 

Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?

Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.

 

Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo.

Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli.

 

Sì, io sono il tuo servo, Signore, io sono tuo servo, figlio della tua ancella;

 hai spezzato le mie catene. A te offrirò sacrifici di lode e invocherò il nome del Signore.

 

Adempirò i miei voti al Signore e davanti a tutto il suo popolo,

negli atri della casa del Signore, in mezzo a te, Gerusalemme.

 

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora e sempre  nei secoli dei secoli. Amen.

 

Lettore: dalla vita di Francesco II di Angelo Insogna

 

Dopo altre sofferenze il buon Re morì ad Arco nel Tirolo fra le braccia dell'augusta sposa sua , la regina Maria Sofia, che gli si fece infermiera e che allora più che mai dette testimonianza della sua tenera affezione ad uno sposo che non cessò mai di chiamare suo Signore e Padrone. Questa Regina non desistette un solo istante nell’apprestare ogni sua cura, per addolcire gli ultimi momenti di uno sposo a lei tanto caro.

“Ringrazio – scrisse egli nel suo testamento – tutti coloro che mi hanno fatto del bene, perdono a coloro che mi hanno fatto del male e domando scusa a coloro ai quali ho in qualche modo nociuto”.

È morto il giusto, l’eroico, il santo Re di Napoli […].

 

Antifona cantata:   Apri le tue braccia, corri incontro al Padre, oggi la sua casa sarà in festa per te. (2v)

 

Guida: O Santissima anima, mentre sali alla gloria del cielo, accompagnato dalla Beata tua mamma, ti corrono incontro gli Angeli ed esultano in coro; ti accoglie la Santissima Immacolata Vergine Maria, insieme ai  Santi e Beati, e ti conducono alla  Trinità gloriosa, che coronandoti di gloria  ti dice: “Rimani con noi per sempre”.

 

Antifona cantata:   Apri le tue braccia, corri incontro al Padre, oggi la sua casa sarà in festa per te. (2v)

Quinta tappa di preghiera:  seguiamo i suoi passi

 

Lettore: Francesco II lascia nella storia un nome glorioso. […..] I doveri […] che seppe compiere sì nobilmente, [….] dimostrano ai posteri il suo valore, il suo cuore, i retti sentimenti suoi.

Il pio e generoso Re Francesco ora è lassù, certamente con la sua Beata Mamma, con la Vergine Immacolata, patrona principale dell’antico Regno, con quel “Re dei re” che fu il modello della sua esistenza, e prega per la nostra Napoli, per questo antico popolo delle Due Sicilie, per la sua Famiglia, prega per le nostre miserie e le nostre sofferenze, prega per questa nostra terra martoriata e ingannata dalle ingiustizie e dai soprusi, prega per ciascuno di noi, perché all’ombra della sacra e antica bandiera del nostro passato, possiamo costruire nella concordia comune il nostro futuro.

Preghiamo con fiducia il Signore perché possa glorificare Francesco II, Re delle Due Sicilie, e possa illuminare ciascuno di noi, affinché sui passi di quest’uomo di Dio, sappiamo anche noi vivere una fede autentica, lasciandoci illuminare dalla sapienza; sappiamo mantenere accesa la fiaccola della speranza, con una vita prudente e giusta; sappiamo imitarlo nelle virtù, forti nelle tentazioni e pazienti nelle prove della vita; sappiamo vivere nella carità e nel perdono. Amen.

 

Dall’Inno  di Francesco II:

 

Seguiam  le orme del felice re,

sui passi suoi troviamo la forza,

dietro il re seguiamo i suoi passi,

e con coraggio affrontare con forza

le notti buie del dolore,

trovare in lui speranza e amore.

Rit. O Cristo Re, Signore della storia,

         glorifica quaggiù l'eletto re,

         l'umile e buono Francesco di Borbone,

         che ti seguì sui passi del Vangelo.

 

Dal Vangelo di Matteo

Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.

Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,  perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, 

diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. 

 

Guida: Vogliamo insieme invocare  il Signore:

 

Tutti: Ti preghiamo ascoltaci

 

Lettore:Donaci, o Signore, di camminare anche noi, sui passi del buon Re Francesco II di Borbone,  sulla via del bene e  di saper avere occhi vigili, e  capaci di guardare secondo l’amore di Dio.

 

Tutti: Ti preghiamo ascoltaci

 

Lettore: Donaci, o Signore, di saper accogliere con cuore disponibile i doni ricevuti, e saperli condividere con gli altri senza nulla pretendere in cambio.

 

Tutti: Ti preghiamo ascoltaci

 

Lettore: Donaci, o Signore, di saper seguire le orme del buon Re, percorrendo  con lui le strade tracciate dalla fede, dalla preghiera e dalla carità, giorno dopo giorno, vivendo secondo la regola bella e difficile del tuo Vangelo.

 

Tutti: Ti preghiamo ascoltaci

 

Lettore: Donaci, o Signore, ad imitazione del  pio Re, un cuore buono, capace di amare e di dimenticare, di perdonare e di scommettere ancora, di cercare anche lì dove tutti non vedono che scoraggiamento e solitudine, rancore e giudizio. Un cuore che sappia avere il tuo stesso coraggio, la tua stessa misericordia, la tua voglia di donare per vivere e far vivere.

 

Tutti: Ti preghiamo ascoltaci

 

Lettore: Donaci, o Signore, di tenere viva la memoria di questo beato  Re, perché resi capaci di ricordare le sue opere,  accogliendolo come modello di vita e profeta della tua Parola, possiamo anche noi camminare sui passi delle beatitudini, e portare frutti di bene.

 

Tutti: Ti preghiamo ascoltaci

 

Lettore: Donaci, o Signore, parole di fede e consolazione,  perché sappiamo essere anche noi, ad esempio del buon Re,  testimoni di pace, di amore, di perdono, di solidarietà.

 

Tutti: Ti preghiamo ascoltaci

 

Padre nostro, che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno,

sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

e rimetti a noi i nostri debiti

come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci indurre in tentazione,[1]

ma liberaci dal male.

Amen.

Preghiera finale tratta dalla biografia a Francesco II di Angelo Insogna

 

Ed ora che tu dormi il sonno degli angeli, impetra, o gran Re, alla tua prediletta Patria la sua antica prosperità [……]; ottieni ai sudditi tuoi la forza di soffrire e la costanza nell’augurarsi bene dell’avvenire. Possa il ricordo del tuo eroismo, della tua grandezza, della tua magnanimità, delle tue virtù dare ai tuoi popoli abbattuti, disprezzati, sbanditi ed impoveriti coraggio e forza di attendere giorni migliori; la memoria dei tuoi dolori temperi l’angoscia dei mali da cui sono oppressie ci accordi, in grazia delle tue preghiere, il favore di mostrarci degni di te.

Prega Dio che compia i nostri voti concedendoci di venire a venerarti ai piedi di un altare. […]  Amen.

 

 

Antifona finale: Benedici il Signore anima mia

Benedici il Signore anima mia

quant'è in me benedica il suo nome

non dimenticherò tutti i suoi benefici,

benedici il signore anima mia.