RIFLESSIONE: Dio ama gli umili

14 dicembre 2015

Sant’Agostino dice che “l’umiltà è il fondamento di tutte le virtù”. Senza questa realtà, la vita dell’uomo diventa spettacolo, apparenza, illusione. Essa è necessaria, continua il Santo Vescovo, perché ci fa raggiungere la perfezione.

 

Non sono le grandezze del mondo, il potere, le vittorie terrene o le ricchezze che ci fanno diventare saggi, perfetti, davvero grandi, ma proprio la via dell’umiltà.

 

I grandi santi hanno percorso questa strada gioiosamente, trovandovi in essa la garanzia di ricevere tutte le grazie. Non lo canta forse la Vergine Maria nel Magnificat? Dio, che guarda proprio l’umiltà che è nella persona che ama, compie per essa grandi cose. Il suo braccio potente abbassa i superbi nei pensieri del loro cuore, mentre innalza gli umili.

 

Dio che sa guardare oltre le apparenze, come ci dice la Sacra Scrittura,  ama e prende in considerazione gli umili di cuore. Ecco perché Gesù a Nicodemo raccomanda questa necessità, quella di rinascere, farsi piccoli dinanzi a Dio, ed è lui stesso che lo conferma quando dice: “se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli”. Il bambino è colui che si fida di suo padre e di sua madre, si affida a loro e porgendogli la mano si lascia guidare. Ogni credente deve affidarsi a Dio, e credere che Lui non farà mancare quelle grazie necessarie alla nostra salvezza. Chi si affida a Dio, cammina per le sue vie e segue i suoi precetti, quindi si riveste di tutte quelle virtù che lo renderanno simile a Dio stesso.

 

In questa linea si pone la vita terrena di Francesco di Borbone, che non ha mai ricercato le vanità e le grandezze del mondo, ma sempre la semplicità e la purezza di cuore, volendo camminare nell’umiltà dinanzi a Dio. Egli conosceva bene le sue miserie e le condizioni dell’uomo, avendo presente il salmo 50, dove il salmista si pone ai piedi di Dio e gli chiede misericordia per il suo peccato. Questa è la nostra condizione, peccatori sin nel seno materno,  e solamente la grazia di Dio può soccorrerci e salvarci. Anche lui certamente ogni giorno si metteva dinanzi a Dio nella preghiera, e spogliandosi di tutte quelle vanità che provengono dalla “gloria”  del mondo, si lasciava condurre da Dio, che preferisce la semplicità e la purezza del cuore, e che insegna all’anima la vera sapienza.

Anche San Tommaso  da  Villanova dice che “L’umiltà è la madre di molte virtù, perché da essa nascono l’obbedienza, il timore, il rispetto, la pazienza, la modestia, la mansuetudine e la pace. Chi è umile obbedisce facilmente a tutti, teme di offendere tutti, mantiene la pace con tutti, si mostra affabile verso tutti, sta soggetto a tutti, non offende, né disgusta alcuno, non fa caso alle ingiurie che gli rivolgono, vive allegro e contento, in una grande pace”.  

 

I saggi della  terra credono che queste virtù siano segno di debolezza e inettitudine, senza considerare che esse sono proprio il sigillo dell’uomo coraggioso e temprato. Proprio questa errata considerazione ha fatto scrivere sulla figura di re Francesco II una serie di pregiudizi e luoghi comuni, ancora vivi nella mente di molti, e che nascondono in realtà la verità su quest’uomo di Dio.

Accolse la corona, consapevole dei suoi limiti, ma fiducioso che Dio dona forza e guida nell’impegno della vita. E proprio in  questa linea svolse il suo dovere di re, dedito al bene,  all’ascolto, alla considerazione degli altri, al rispetto, alla misericordia. Il suo essere pronto ad ascoltare ed accogliere  con fiducia ed obbedienza, l’altrui opinione, è proprio segno evidente di questa sua umiltà e purezza di cuore. Egli che pensava al bene e  voleva il bene, non poteva leggere malizia nel cuore degli altri, specialmente di quelle persone che per dovere e per onore, non avrebbero potuto e dovuto  mai tradire la parola data o gli affetti familiari.

 

Fedele a questo proposito di semplicità ed umiltà, lo è stato fino alla morte, mantenendo uno stile di vita mansueto, modesto e di grande rispetto per tutto e per tutti. Sempre vivo in lui il timore di Dio, consapevole che nulla si può nascondere alla Divina Maestà, che conosce i segreti più reconditi dell’uomo, non volendo mai contristarla  mancando verso il prossimo, ha sempre tenuto per tutti un atteggiamento di affabilità, cordialità, sensibilità e disponibilità. Anche dinanzi alle calunnie e alle ingiurie è rimasto distaccato, vivendo nella perfetta letizia, sapendo offrire a Dio ogni dispiacere. Davvero un uomo di pace e concordia, per la quale ha impegnato tutte le sue forze. Questo avrebbe voluto costruire,  con il suo impegno di re,  per la sua gente, e certamente nella sofferenza dell’esilio, chissà quante preghiere e sacrifici ha offerto a Dio per questo proposito. Ha saputo farsi carico per sempre, avendolo giurato a Dio come re, quel fardello pesante della croce, imparando proprio da Cristo Gesù la bontà , la mansuetudine e l’umiltà.

 

Uomo davvero di grande modestia, non quella che copre l’inettitudine, ma la modestia sincera, che è proprio la virtù dei veri sapienti e forti. Su essa si poggiano la sua semplicità di vita, la sua conosciuta verecondia e costumata vita, il suo essere schietto e moderato, i suoi tratti di galanteria, di benignità e benevolenza, quella mitezza e pazienza che lo resero forte anche dinanzi all’incomprensibile. Un cristiano vero, lontano dalla falsità e dalla doppiezza,  generoso e altruista, sempre pronto alla carità, e costruttore di pace.

 

Questo è il vero ritratto di don Francesco di Borbone, così diverso da quello sbiadito e falso dato dalla storia.  Il ritratto dell’uomo virtuoso, che ha posto le sue fondamenta sull’umiltà e l’amore di Dio.

Queste  virtù ha tenuto vive  fino in fondo, sapendo che con esse avrebbe aperto la porta del cielo, piccola e chiusa per i superbi e gli avidi, ma grande ed aperta per i puri di cuore. E lì avrebbe poi incontrato il suo Dio, per ringraziarlo dei tanti benefici, ed invocarlo per la sua gente.

 

Prendiamo a modello questa vita esemplare dell’umile re napoletano, prendendo anche noi coscienza che Dio disprezza i superbi, ed ama gli umili.