Riflessione: Francesco II di Borbone una vita per la carità

Dio è Amore! Così l’evangelista Giovanni ci presenta l’immagine del nostro Dio, lento all’ira e grande nell’amore, un Dio tanto innamorato del suo popolo che non rinuncia a farsi uno con esso. Ci ha tanto amato questo Dio da donare per noi il suo Unigenito, Dio egli stesso, che si è rivestito della nostra umanità, ha preso su di sé la nostra fragilità e i nostri limiti, e che per salvarci non ha rifiutato di morire sulla croce.  

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna» (Giovanni 3, 16).

 

Questa è l’amicizia del nostro Dio per noi, il suo immenso amore. Non c’è amico più vero di chi dona la vita per i suoi amici. Dio, in Gesù Cristo, ha donato la sua vita per noi, per la nostra salvezza, per ridare a noi dignità e onore. Non possiamo non gioire, e cantare la nostra lode a Lui, che ci ha presi dal fango e ci ha attratti a Lui, rivestendoci della sua grazia.

Davvero il volto del nostro Dio è quest’amore straordinario, del quale tante volte non riusciamo a vedere la forma o a sentirne il peso, eppure ricco di tenerezza, di misericordia, di comprensione per noi. Un Padre buono, che attente alla porta il nostro ritorno, che non si stanca di rincorrerci e cercarci, come il Buon Pastore cerca la sua pecorella smarrita. È il Padre generoso che appena ci vede tornare da Lui ci viene incontro, ci abbraccia, ci riveste, prepara per noi una festa, una tavola ricca di ogni bene. Grazie Signore, tu sei davvero l’Amore. Gesù ci invita a invocare Dio proprio come papà, il nostro papà,  in un'intimità assoluta. Ma allo stesso tempo la Sacra Scrittura ci presenta anche un'altra dimensione divina, quella materna, applicata al Signore per dirne la misericordia e la tenerezza: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece mai ti dimenticherò!» (Isaia 49, 15).

 

Bella poi la dimensione dello Sposalizio, dove Dio diventa lo Sposo innamorato del suo popolo, di ciascuno di noi, e come Sposo pronto a sacrificarsi per noi, a condividerci le sue ricchezze, a dare la vita.

Dio è Amore!  Un amore che vuole condividere con noi ogni bene. Egli ci ha resi davvero liberi, e ci ha resi forti con il dono del suo Santo Spirito. Ci ha scelti come sua dimora, perché il suo Amore potesse esprimersi attraverso di noi. Infatti San Paolo ci dice che: «L'amore di Dio è largamente effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato» (Romani 5, 5).

 

Proprio perché l’Amore di Dio è effuso abbondantemente in noi, se siamo davvero suoi dobbiamo condividere questo amore tra noi. San Giovanni ci dice che se siamo davvero figli di Dio, se davvero diciamo di appartenere  a Lui, dobbiamo come Lui essere amore anche noi. Altrimenti sarebbe falsa la nostra fede e la nostra appartenenza alla Chiesa. Ogni cristiano per essere vero deve essere Amore. Ecco perché la Carità diventa una virtù teologale, perché essa nasce dalla nostra appartenenza a Dio, dal nostro essere amati da Lui, e con Lui diventiamo Amore. L’Amore quindi deve essere la nostra identità. Amati ci facciamo Amore, e facciamo sbocciare da noi i frutti della Carità: la benevolenza, il perdono, la fraternità, l’amicizia, la comprensione, la solidarietà, il farci dono per l’altro.

In questa dimensione ha vissuto il suo cristianesimo Francesco II di Borbone, desiderando solamente il bene, un bene che non era apparenza, ma che nasceva naturalmente dal suo stesso cuore. Una carità profonda, che diventava per lui una esigenza e urgenza, proprio come ci dice san Paolo, e che trova la sua realizzazione proprio  nel vivere quei frutti delle buone opere e farsi dono per gli altri. Lo ha dimostrato ampiamente anche da ragazzo, giovane principe, poi da re e da esiliato, umile, generoso, disponibile, mite, vivendo quella carità che tutto copre, tutto accoglie, tutto perdona, tutto comprende, che non offende nessuno, sempre aperta al bene degli altri.

 

Essa trova proprio la sua dimensione nella fede, in questo fare esperienza dell’essere amato da Dio, sentirsi figlio di Dio. Il suo amore è innanzitutto per Dio, che egli ama realmente con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutti i suoi sentimenti e la sua intelligenza. Fondando quindi la sua esistenza proprio in Dio, e vivendo questa corrispondenza di amore divino, egli non può quindi che essere amore, quindi naturalmente propenso al bene.

 

Appena salito al trono si pone subito a realizzarlo questo bene, proprio come un’urgenza di carità, preoccupandosi a creare opere sociali e religiose a favore del suo popolo. Ospedali, scuole, orfanotrofi, industrie, ferrovie, strade, bonifiche, acquedotti, agricoltura, riforme, amnistie, miglioramento delle condizioni carcerarie, maggiore riduzione delle tasse,  furono le opere alle quali pose mano per migliorare le condizioni sociali del regno. Tante di quelle opere sono ancora viventi, come quella realizzata al tondo di Capodimonte insieme a San Ludovico da Casoria. Anche nella difficoltà della guerra, mentre era circondato da traditori e millantatori, egli si preoccupava solamente dei semplici, degli umili, del suo popolo. Davvero un esempio per chi deve governare i popoli, un vero padre della Patria, che se avesse avuto tempo di governare ancora maggiormente questo suo regno, lo avrebbe fatto prolificare nel bene.   Aveva posto il suo ideale di Re sulla regalità di Gesù Cristo, venuto per servire e dare la vita. E come il Cristo anche lui diventa lo sposo fedele del suo popolo, della sua terra, fino alla fine. Anche dall’esilio, seppure costretto alla povertà e al silenzio, continua a seguire la sorte della sua gente. Un esempio è l’accoglienza di quanti dal suo regno andavano a bussare alla sua porta, e venivano accolti da lui con benevolenza e attenzione, e che mai sono ritornati a mani vuote. Oppure in occasione del terremoto di Torre del Greco, egli, seppure costretto alla dignitosa miseria, non rinunciò ad inviare quel poco che aveva a quanti erano nel bisogno. Come Padre e come Re cristiano non poteva non sentire questa sua urgenza di carità.

La carità lo ha portato a perdonare tutti, anche quelli che l’avevano tradito e umiliato. Mai una parola di maldicenza o rancore. Sentiva profondamente dolore nel sentire le sofferenze del suo popolo, ma non mancava di commuoversi anche di fronte alle disgrazie dei suoi nemici. Quando seppe del ferimento di Garibaldi ad Aspromonte ne rimase profondamente rammaricato, pensando proprio alla fragilità dell’uomo, che come il fiore del campo oggi è fiorente, poi secca ed è destinato al fuoco.

 

Davvero un uomo di Carità. Lo ha dimostrato anche nell’accudire la propria matrigna, seppure ella stessa non aveva mancato di tramare alle sue spalle. Ammalata di colera, abbandonata da tutti, egli le stette vicino e l’assistette fino alla morte. Come ebbe pazienza e amore verso i fratelli, seppure tante volte gli causarono dispiaceri e problemi. Come con amabilità e sentimento di sposo fedele, seppe comprendere e amare la sua regina, dimostrandole sempre la stessa tenerezza fino alla fine. E anche lei, imparando a conoscere i sentimenti e la sapienza del suo sposo, lo amò fino alla fine.

 

Una carità  vissuta profondamente per tutti. Dimostrata nelle piccole o nelle grandi situazioni della vita. Una carità sempre protesa verso il prossimo, ogni prossimo che lui incontrava, dai grandi della storia ai semplici contadini di Arco di Trento. Una carità cristiana che seppe bene intendere il Parroco di Arco, il quale ce ne lascia ampia testimonianza.

Davvero Francesco di Borbone ha vissuto la virtù della Carità nel suo ordinario in maniera straordinaria, lasciandoci un esempio da seguire. Invitava il suo popolo alla carità e al perdono, a sapersi fidare di Dio, che vince ogni ingiustizia e iniquità, ogni sopruso e usurpazione, perché Egli abbatte i superbi e innalza gli umili.

 Davvero un uomo di Dio, che certamente dal cielo continua ad intercedere per questo popolo del sud, invocando da Dio per noi protezione e benedizioni. Preghiamo perché il Signore voglia presto glorificare questo re cristiano e santo. Amen!