Riflessione: Francesco II di Borbone l’uomo della Fede

"Vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà” (2 Piet. 1:16). 

Così l’apostolo San Pietro lascia scritto in una delle sue lettere, proprio perché possiamo comprendere che la Fede non è, come molti pensano,  un vivere passivamente, quasi da ingenui, la vita umana, quasi come una favoletta sulla quale ci appoggiamo per delegare le nostre responsabilità, per trovare una sterile consolazione nella faticosa e ardua vita umana, quasi una “droga” contro la paura del futuro e della morte.

Infatti l’apostolo stesso, e quanti nel tempo hanno vissuto il dono della Fede, non hanno avuto mai timore di testimoniare con l’impegno, e anche la prova o la morte, il loro credere, rinchiudendosi nel proprio piccolo mondo, ma hanno dimostrato con abilità e coraggio la loro fiducia e certezza in Dio, che si rivela all’uomo attraverso le meraviglie del creato e della vita stessa, segno concreto del suo amore quotidiano,  e attraverso la sua Parola, quella Parola che si è fatta carne in Gesù Cristo. Egli, infatti, è il Figlio di Dio, quindi lui stesso Dio nella gloria del Padre prima dei secoli. E questo Dio, che attraverso suo Figlio ci svela il suo amore, non ha avuto paura di farci dono, proprio nel Figlio, della sua stessa vita.  Questo suo amore, poi, non è relegato a pochi, a quelli che lo amano, ma è per tutti. Perché Gesù è morto per amor nostro, mentre noi ancora non lo amavamo ed eravamo lontani da lui a causa del peccato.

Quindi la Fede è accogliere Dio nella propria vita, fidarsi di Lui, e concretamente diventa il motore per rigenerare se stessi attraverso la conversione, cioè cambiare stile di vita, e unirsi alla vita stessa di Gesù Cristo. Non possiamo relazionare con Dio senza il dono della fede. Ma non possiamo avere Fede se non decidiamo di abbandonare la via del male e dell’incredulità, e aprire il nostro cuore alla verità  e alla conoscenza di Dio.

Francesco II guarda a Cristo Francesco II guarda a Cristo

Tutta l’esistenza di Francesco II di Borbone, che sin dalla piccola età è stata fondata sulle verità della Fede, è davvero un camminare all’unisono con questa Volontà di Dio, aprire il cuore a Cristo.

Quindi questo ricercare innanzitutto il bene, che non è semplicemente fare il proprio dovere ordinario, ma vivere l’ordinarietà in maniera straordinaria, perché in lui rivivesse Cristo stesso.

Bella l’espressione di San Paolo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.

 

 

È questa proprio la vita dell’uomo di fede, quella vita concreta e buona, tutta ispirata al Vangelo, che ha voluto vivere, come uomo  e come re, Francesco di Borbone.

 

Vivere il Vangelo, cioè avere Fede, significa rinuncia assoluta alla corruzione, al peccato, a tutte quelle vanità, che non solo ci allontanano da Dio, ma ci rendono anche egoisti ed estranei ai fratelli.

Mi piace pensare ai lunghi colloqui con Dio, che certamente nella sua vita di preghiera e carità il nostro Francesco ha vissuto, quei colloqui che anche nella tempesta e nelle prove gli hanno dato la possibilità di restare se stesso. Non si è lasciato abbandonare alla tentazione di svendere la propria fede, di tradire i propri ideali, di allontanarsi da Dio per seguire la via facile del potere e della corruzione.

Egli è stato davvero l’uomo “obbediente alla fede”, perché ha saputo leggere nella sua vita, attraverso la Parola di Dio, l’unica verità che conta, Gesù Cristo, il quale ha voluto seguire sulla via della semplicità, dell’umiltà, della pazienza e mitezza, in quelle scelte coraggiose che non lo allontanavano dalla giustizia e dall’equità.

 

Vivere la fede, come dice San Pietro, è essere testimoni di un incontro.

 

Francesco II di Borbone ha fatto questo incontro, accogliendo nella sua vita proprio Gesù Cristo, confidando in Lui e conoscendolo attraverso la vita di preghiera e di intima comunione nell’Eucarestia. E proprio per questo ha saputo fare scelte coraggiose, alcune delle quali lo hanno portato ad essere “umanamente perdente”, ma che invece dimostrano il coraggio di un vero vincitore, un vero re e padre, che si è preoccupato, pur salvando l’onore del suo popolo e del suo regno, innanzitutto a non far versare sangue innocente, e non ledere mai la persona umana e la giustizia. 

Questo stile di vita ha mantenuto fino in fondo, sempre “obbediente alla fede”, quando è stato tradito, umiliato, mortificato, finanche da persone che ha sempre considerato care; quando ha dovuto difendere la sua dignità e quella del suo esercito, assediato nella città di Gaeta, ingannato dai grandi della storia, che dopo vane promesse, pure decantandone l’eroicità, lo hanno abbandonato al proprio destino; quando ha saputo scrivere a tutti una verità, che poi è diventata profezia, preannunciando i mali del futuro; quando nella tristezza dell’esilio, soggiornando straniero e povero in terre lontane, non ha mai perso l’amore e la dedizione verso la sua terra e il suo popolo; quando calunniato e vilipeso da una storia falsificata, ha saputo coraggiosamente mantenersi serio, galantuomo, libero, rispondendo sempre al male con il bene.

La Messa quotidiana e la preghiera, la sua profonda fede radicata in Colui nel quale ha posto ogni speranza, la grande carità, e l’obbedienza a Cristo e alla Santa Chiesa, queste solo le radici che lo rendono forte e vincitore, consapevole che solo la Fede e la Religione possono salvare il mondo.

 

Questa testimonianza l’ha lasciata nella sua vita vissuta, ma anche in un documento scritto nel suo esilio, in risposta e riflessione  ad un articolo  di un giornalista francese. Egli fermo nei suoi principi, consapevole che una certa rivoluzione e certe nuove tendenze politiche e di governo  avversarie alla Fede, sono l’anticamera del disordine e della distruzione di ogni valore,  ha lasciato scritto:<< Non si illudano i governi; la Religione (dunque la Fede) è elemento di ordine e di forza; senza religione non vi ha progresso civile. I più vasti Imperi caddero allorché persero ogni credenza! L’impero dei Santi sopravvenne e la mollezza e la depravazione si diffusero. Corrompete i costumi e imperate fu la filosofia di quei tempi. Corrompete ed imperate, pare fosse la filosofia del nostro progresso: le conseguenze potrebbero essere le stesse>> (Francesco II .

 

In questo nostro tempo dove, sia in ambito civile che politico e  religioso, la corruzione, la malafede, l’ingiustizia e l’avversione alla Fede,  sembrano davvero imperare in Italia, in Europa, nel mondo intero,  la fede di Francesco II diventa modello e monito perché possiamo ancora ritrovare e vivere, sui suoi passi, i grandi ideali del Vangelo.